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"Così la fede viene dall’udire e l’udire si ha per mezzo della Parola di CRISTO." Romani 10:17 | contattaci 011280304 |
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Studio
sulla Prima Lettera di Paolo ai Tessalonicesi Non è possibile capire le due
lettere ai Tessalonicesi se non si fa riferimento alla fondazione della chiesa
di Tessalonica e alle successive vicende, come sono raccontate nel libro degli
Atti. Sappiamo da Atti 17:10 che Paolo, durante il suo secondo viaggio missionario, dovette lasciare Tessalonica in circostanze drammatiche, dopo avervi predicato il Vangelo per un periodo di qualche settimana (o forse di qualche mese). A Tessalonica Paolo aveva lavorato, per non essere di peso a nessuno (1 Tes 2:9). Una piccola chiesa si era frattanto
venuta formando (la seconda su territorio europeo; la prima fu quella di
Filippi). I Tessalonicesi, che avevano accettato il messaggio evangelico con
entusiasmo, avrebbero avuto ovviamente bisogno di ulteriore istruzione e
assistenza spirituale, e Paolo si rammaricava di non aver potuto portare avanti
personalmente quest’ufficio. E’ noto che Paolo, dopo aver
predicato a Berea, si era recato ad Atene. Da 1 Tes 3:1,2 sappiamo che era con
lui Timoteo, che l’Apostolo rimandò indietro a Tessalonica, perché era molto
preoccupato della situazione di quei credenti, rimanendo quindi solo ad Atene.
Poi, sempre da solo, si recò a Corinto, dove fu raggiunto dopo un certo tempo
da Silvano (Sila) e Timoteo. Le notizie che costoro gli portarono
sulle chiese della Macedonia non erano tutte positive. Da qui il movente della
lettera a noi nota come “Prima Tessalonicesi”, che comunque fu la prima fra tutte le lettere scritte
dall'Apostolo che ci siano state conservate (ed anche il primo fra i libri del Nuovo Testamento). Paolo incomincia col lodare i
credenti di Tessalonica per le loro virtù cristiane, e per essere diventati di
esempio a tutte le altre chiese. Sapendo che essi si trovavano sottoposti a
gravi persecuzioni sia da parte dei Giudei che da parte dei Greci, li
incoraggia a non venir meno nella fede. Dall'analisi dei successivi ammonimenti
e insegnamenti dell'Apostolo possiamo poi ipotizzare quali fossero i problemi
spirituali che travagliavano quella comunità. Si erano introdotti dei falsi
predicatori con dottrine non corrette riguardo al ritorno del Signore; allora
alcuni tra i credenti, ritenendo imminente tale evento, avevano così
addirittura smesso di lavorare creando disturbo e dando cattiva testimonianza
verso quelli di fuori. Altri, ai quali erano morti dei
congiunti, erano fortemente angustiati riguardo alla loro sorte, compromettendo
la serenità di tutta la chiesa. Inoltre i conduttori o anziani della
comunità (forse Giasone, Aristarco, e Secondo, cfr. Atti 20:4), evidentemente
di non ancor matura esperienza, non avevano sempre usato tatto e pazienza nel
riprendere i disordinati; si era così creato qualche dissapore tra i credenti e
un certo discredito verso gli stessi conduttori (cfr. 1 Tes 5:12). Qualcuno infine non aveva ancora
abbandonato le abitudini licenziose dei pagani. E’ notevole constatare come in
questa lettera l'Apostolo abbia saputo mantenere unite la fermezza del padre e
la tenerezza della madre, secondo quanto aveva già fatto di persona (cfr. 1 Tes
2:6-12). 1°
capitolo della Prima Lettera. Paolo ringrazia Dio per i propri
fratelli. E' una cosa sorprendente! Paolo
asserisce di ringraziare continuamente Dio per i fratelli di Tessalonica! (2).
L’Apostolo dunque riusciva a scorgere in loro dei lati positivi, al di là degli
indubbi difetti e lacune che lo avevano indotto a scrivere la lettera. Cerchiamo
di mettere anche noi in pratica questa lezione, anziché essere soltanto
formalisti ed esigenti nei riguardi dei nostri fratelli. Fede, amore, speranza. Consideriamo le conseguenze che
queste tre grandi virtù cristiane avevano prodotto nei Tessalonicesi (3). Quei
fratelli avevano, nella loro semplicità, una fede che non si limitava alle
parole ma produceva "opere”; anche l'amore si manifestava attraverso
attività pratiche a pro' degli altri, che richiedevano “fatiche”; la speranza,
infine, era "costante”, cioè non li faceva vacillare di fronte alle
circostanze più avverse. Gli effetti della conversione Il testo dice che i Tessalonicesi si
erano "convertiti dagli idoli a Dio per servire l'Iddio vivente e vero e
per aspettare dai cieli suo Figlio” (9). Effettivamente, quei credenti avevano
sperimentato la potenza del Vangelo in loro stessi ed avevano cambiato vita.
Paolo dice addirittura che essi erano diventati imitatori suoi e del Signore
(6). Quando questo capita veramente,
porta a due risultati: - è la migliore evangelizzazione possibile,
la testimonianza vivente del Vangelo; - costituisce un esempio per gli altri credenti (7). Signore,
aiutaci ad essere nella nostra vita quotidiana un esempio ed una testimonianza. Capitolo 2: 1-16 La predicazione in Tessalonica Dalla lettura di Atti 17:1-9
apprendiamo che Paolo e Sila, dopo essere stati liberati miracolosamente dal
carcere a Filippi, si recarono a Tessalonica e vi predicarono il Vangelo.
Dovevano avere veramente un gran coraggio per predicare ancora, dopo quello che
avevano subito! Ma le loro fatiche portarono frutto. Paolo può veramente
rallegrarsi dei risultati ottenuti: una nuova chiesa è nata, una nuova
testimonianza è cominciata (1,2). Un servizio compiuto con
disinteresse Ricordando quell’esperienza,
l’Apostolo evidenzia tre tentazioni
dalle quali deve guardarsi chi vuol servire il Signore: -
Aspirare ad un successo personale (4, 5). Paolo non ha cercato di piacere
agli uomini, ma a Dio. -
Far pesare la propria autorità sugli altri (6 b). Paolo avrebbe potuto
imporsi, in fondo ne aveva il diritto, ma preferì comportarsi con mansuetudine. -
Cercare un facile guadagno (9). Paolo aveva cercato di ricavare il sostentamento
quotidiano sempre e soltanto dal proprio lavoro. Ciò gli permetterà di dire in
seguito ai Tessalonicesi: “Vi esortiamo ... di lavorare con le vostre
mani" (4:11). Tenerezza e fermezza I paragoni portati da Paolo (7,11)
possono essere assai utili per noi. Paolo specifica che lui e Silvano ebbero
per i nuovi credenti di Tessalonica tenerezza e affetto quali può avere una
"nutrice" per i propri figli (7, 8). Erano pronti a "dare",
e avrebbero dato anche la propria vita per loro. Si comportarono però anche con la
fermezza e l'esigenza di "padri'' (11,12), esortando e scongiurando
ciascun membro della chiesa nascente “a condursi in modo degno di Dio". Signore,
se ci chiami a servirti, aiutaci ad unire la fermezza con la tenerezza, a saper
dare anche noi stessi senza mai chiedere nulla. La Parola operante Quando
la Parola di Dio viene ricevuta e messa in pratica, manifesta una potenza che
non può rimanere nascosta (13). (Nella Parabola del Seminatore Gesù aveva
spiegato che chi riceve il seme in buona terra, porta sicuramente del frutto,
Mat 13:23). A Tessalonica una gran moltitudine
di Greci aveva accettato il messaggio di Paolo (Atti 17:4). Sembra, dal v. 14
del nostro testo, che costoro venissero perseguitati da altri Greci rimasti nel
paganesimo. Ciò significa che coloro che avevano creduto non cercarono di
passare inosservati, ma assunsero un atteggiamento di aperta opposizione verso
i propri connazionali, i quali quindi presero a perseguitarli. Spesso
ringraziamo il Signore perché ci fa vivere in pace in un paese dove c’è
libertà. Non pensiamo però che la quiete di cui godiamo potrebbe anche derivare
dal fatto che ci siamo mimetizzati in mezzo agli altri, e col nostro
comportamento non provochiamo più nessuno?
Davide Valente |