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"Così la fede viene dall’udire e l’udire si ha per mezzo della Parola di CRISTO." Romani 10:17 | contattaci 011280304 torna a studi |
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L’UNIONE DEI CREDENTI CON
CRISTO
La perla - Durante l’intimità dell’ultima cena consumata da
Gesù con i suoi discepoli, attraverso la lettura degli evangeli, possiamo
apprendere tante nozioni impartite da Cristo.
Fra tanti avvertimenti, promesse ed esortazioni è incastonata una perla
preziosa, cioè la preghiera di Gesù al Padre. Giovanni ce la riporta per esteso nel cap. 17 ed è veramente un
brano tra i più meravigliosi della Bibbia. Connessione e
identificazione con Cristo - Gesù sapeva della sua morte imminente, prevedeva le sue
sofferenze; ma negli ultimi momenti trascorsi con i suoi si interessava di loro
e li presentava al Padre in uno slancio di amore intenso. La preghiera sacerdotale, così è stato chiamato questo colloquio
di Gesù con il Padre, è densa di temi per riflessioni e studi specifici; ma
vorrei oggi far rilevare un particolare aspetto che appare nelle parole di
Gesù: quello della nostra unione con Lui, la nostra identificazione con Lui. Già Gesù aveva dato un accenno a questa connessione, quando, nel
cap. 15 di Giovanni, aveva paragonato se stesso ad una pianta di vite, e noi ai
rami o tralci della stessa pianta. L’unione di Cristo al
Padre come paragone - Ma
qui, nella preghiera sacerdotale, questa connessione è presentata in modo
ancora più intenso e stretto, perché l’unione di Cristo con suo Padre, è presa
come esempio per descrivere l’unione dei credenti con Lui. Se riflettiamo con
attenzione si tratta di un paragone umanamente assurdo e irrealizzabile,
tanto è difficile per noi solo riuscire a sfiorare una tale possibilità. Il
fatto è che questa unione con Cristo non dipende da noi e dalla nostra volontà, non c’è intervento umano. La nostra
appartenenza alla famiglia di Dio è un miracolo provocato dal sacrificio di
Gesù sulla croce e dalla sua resurrezione. Per questo motivo è un fatto reale,
concreto. Noi siamo qui per ringraziare
ed adorare il Signore per la condizione nella quale siamo stati posti. La preghiera sacerdotale riporta 7 aspetti della nostra
connessione con Cristo; vediamoli: L’amore di Dio ci
unisce a Cristo - 1)
- Giovanni 17:23 (sec. parte) - “Li ami
come hai amato me” - La condizione nella quale ci troviamo è quella di
essere amati da Dio, come Dio stesso ama il Suo Figlio. Questo ci consola, ma
allo stesso tempo ci stupisce e ci commuove. Abbiamo a che fare con un amore
divino, un amore celeste, un amore che non ha riscontri sulla terra. Noi non
riusciremo mai, con le nostre caratteristiche umane limitate, a comprendere qui
sulla terra l’amore di Dio. Esso è di una grandezza e di una intensità
infinite, illimitate. E noi siamo immersi in questo amore, perché per mezzo di
esso abbiamo il perdono dei nostri peccati, la salvezza, la vita eterna, una
eredità nei cieli! Fratelli, se questa condizione ci stupisce e ci consola, non
siamo contemporaneamente anche commossi? Pensate: Dio ci ama come ama Suo
Figlio, quindi in questo amore divino siamo stati posti allo stesso livello di
Cristo, siamo amati nello stesso modo e con la stessa intensità! E questo amore divino ci unisce a Cristo, perché è lo
stesso riservato a Lui da Dio! L’unione a Cristo
negli scopi - 2)
- Ecco ora la funzione dei figli di Dio sulla terra: Giov. 17:18 - Come tu hai mandato me nel mondo, anch’io ho
mandato loro nel mondo” - Gesù fu
mandato da Dio sulla terra affinchè
“chiunque creda in Lui non
perisca, ma abbia la vita eterna”;
noi siamo stati mandati come testimoni di questa grande verità, e per annunciare
al mondo che l’unica possibilità per ottenere la vita eterna è l’accettazione
personale di Cristo. Egli fu mandato da Dio per una missione sublime ed
importantissima, necessaria dovremmo dire.
E noi, quando Gesù ci disse: “Andate per tutto il mondo e predicate
l’evangelo ...” e poi ancora: “Voi mi sarete testimoni .....”, abbiamo ricevuto
lo stesso incarico, la stessa missione divina. Siamo uniti a Cristo in
questo modo, perché abbiamo lo stesso scopo nella vita, cioè quello di andare
nel mondo per portare la parola della verità. Cerchiamo quindi di non
sottovalutare quest’ordine divino e di ubbidire. L’unione definisce la
nostra appartenenza - 3)
- Giov. 17:14 - “Essi non sono del mondo,
come io non sono del mondo”. Ecco
sintetizzata la nostra posizione su questa terra. Cristo era venuto
temporaneamente nel mondo per compiere un’opera specifica; aveva assunto
sembianze umane nel mistero della sua incarnazione, ma Egli era Dio ed era di natura
divina pur essendo un uomo. Anche se era nato come nascono tutti gli uomini,
anche se aveva avuto un’infanzia, un’adolescenza e poi una maturità, Egli non
apparteneva a questo mondo, perché era il Figlio di Dio, era Dio. Sotto un certo aspetto era il mondo che
apparteneva a Lui, in quanto era stato partecipe alla creazione, e in quanto
artefice della redenzione dell’umanità. In modo analogo, anche i credenti non appartengono al mondo che li
circonda, ma, intendiamoci bene, questo non significa che non devono “viverci”,
ossia svolgere le attività che ad essi competono. Si tratta di una differenza
di mentalità, di etica, di scopi: questo è quanto devono dimostrare. Essi sono
cittadini del Regno dei cieli in primo luogo con il cuore, poi anche nella
vita. Per questo motivo siamo accomunati a Cristo nell’assoluta
estraneità alle passioni insane di questo mondo. L’unione con Cristo
determina la santificazione - 4) - Giov. 17:19 - “Per loro
io santifico me stesso, affinchè anch’essi siano santificati nella verità”. Questa frase è molto impegnativa per il
credente, ed è una conseguenza del principio precedente che riguardava il suo
comportamento. Sostanzialmente la condotta del credente deve essere tale da
glorificare Cristo. Ma le parole di
Gesù possono anche essere intese in senso inverso: Cristo santifica se
stesso, ossia, in un certo senso, si purifica al posto del credente. E’
un’azione che ci stupisce: l’opera di Cristo è talmente estesa che va al di là
della croce e permette al credente di tenersi lontano dal peccato e separato da
esso (“santo” significa: “separato”).
Pertanto l’unione con Cristo permette ai credenti di risultare
santificati, o, meglio, santificarsi gradualmente, come Cristo è santo. . 1 . Santificazione nella
verità - La
seconda parte del versetto spiega la seguente verità: Cristo per i credenti si
santifica, come abbiamo già visto, in modo che anch’essi si santifichino “nella
verità”. E’ quindi una condizione
comune, perché come Cristo è puro e santo, così anche i suoi lo devono essere
“nella verità”. Già Gesù aveva detto: “Io sono la via, la verità e la vita
...”. Oggi questa verità, che è stata
impersonata da Cristo stesso, è la sua Parola che tutti possediamo. Per mezzo
di essa, come per mezzo di Cristo, uniti a Lui, possiamo essere
santificati come Cristo è santo. L’unione con Cristo
determina l’unione fra i credenti - 5) - Giov. 17:21-22-23 - “Che
siano tutti uno, e come tu, o Padre, sei in me e io sono in te, anch’essi siano
in noi ..... Io ho dato loro la gloria che tu hai dato a me, affinchè siano uno
come noi siamo uno; io in loro e tu in me, affinchè siano perfetti nell’unità”. Sul tema dell’unità fra i credenti, espresso
così chiaramente dalle parole di Gesù, si possono dire tante cose; ma una
dovrebbe farci riflettere: spesso noi con le nostre frequenti divergenze di
vedute procediamo in senso assolutamente contrario allo scopo per il quale Gesù
ha pregato il Padre. “Che siano tutti
uno” che cosa significa? Dobbiamo forse essere tutti uguali e pensare nello
stesso modo? Come potremmo conciliare questo con l’esempio del corpo e delle
membra? Risulta abbastanza chiaro quindi che il concetto dell’unità è ben diverso
da quello dell’uniformità. Paolo, quando scrive agli Efesini (cap. 4), dice di “conservare
l’unità dello Spirito con il vincolo della pace” e poi indica ancora le basi
dell’unione: un solo corpo, un solo Spirito, una sola speranza, un solo
Signore, una sola fede, un solo battesimo, un solo Dio e Padre. Questi sono i
presupposti per avere comunione gli uni
con gli altri. Gesù però nelle parole della sua preghiera dice qualcosa in più,
perché paragona l’unione che ci deve essere fra i credenti a quella che c’è fra
Dio e Lui stesso, cioè una unione divina. E’ un concetto che Gesù ripete ben
tre volte in poche parole, quindi ci troviamo di fronte ad una espressione
particolare per la sua forza. I credenti sono mai giunti ad un simile livello
di coesione? Notiamo ancora che Gesù dice che ha dato a ciascuno dei suoi la
gloria, ossia la speranza della stessa nella eternità celeste: questa stessa
speranza, questa stessa certezza non dovrebbe essere catalizzante per una
unione sincera fra i credenti? Quindi riflettiamo bene fratelli prima di
metterci a discutere, prima di
angustiarci con le nostre vedute diverse, quasi sempre su argomenti di
importanza secondaria. Gesù dice: “Io in loro e tu in me, affinchè siano perfetti
nell’unità”. Io penso che per
avvicinarci al limite della perfezione dell’unità, non possano bastare nè le
nostre forze, nè la nostra volontà. Occorre qualcosa in più che viene da Dio.
Se l’unità dipendesse soltanto da noi, non ci sarebbe certamente bisogno della
preghiera di Cristo al Padre. Il problema è risolto dalle parole: “Io in loro”,
questo è il segreto dell’unione fra i credenti. La connessione con Cristo
che ogni cristiano deve avere, è garanzia di unità tra i figli di Dio. Ecco quindi ritornare, in modo più che mai incisivo, la necessità
della nostra unione con Cristo. Unione con Cristo:
fonte di vera allegrezza - 6) - Giov. 17:13 - “Io vengo
a te .... affinchè abbiano compiuta in se stessi la mia gioia”. E’ veramente meravigliosa questa preghiera,
perché Gesù dice al Padre: “Io vengo a Te” per una richiesta particolare di
felicità per i Suoi. Dobbiamo certamente essergli grandemente riconoscenti per
questa richiesta da Lui fatta al Padre per tutti noi. Abbiamo mai pregato il
Signore affinchè i nostri fratelli possano essere felici? Solo in Cristo c’è la
sorgente della vera allegrezza, quella interiore e duratura, quella determinata
dalle promesse divine. E’ un’allegrezza che permette di superare le prove e le
difficoltà della vita, perché Dio è costantemente con i Suoi. Nelle parole
della preghiera di Gesù dobbiamo rilevare alcune cose: ** La gioia dev’essere
compiuta o completa, non effimera o temporanea come quella che tenta di dare il
mondo. Il Signore non compie opere
incomplete, quindi la gioia dei credenti è eterna e li accompagnerà per tutta
la vita nei cieli. ** La gioia della quale Cristo parla ha delle
caratteristiche immense di intensità e di continuità perché è la “Sua
gioia”. Non è un sentimento dalle
radici umane, ma proviene da origini divine. E’ la gioia di Cristo, che Egli
vuole darci. Ecco quindi un altro aspetto della nostra connessione con Cristo:
la Sua gioia inserita, applicata, trasferita in modo completo in tutti i
credenti. Gesù ha pregato il Padre per questo, e se noi siamo con Lui, uniti
a Lui, sentiremo questa grande allegrezza nel cuore. La volontà di Cristo
è che siamo uniti a Lui - 7) - Giov. 17:24 - “Padre,
io voglio che dove sono io, siano con me anche quelli che tu mi hai dato”.
Ecco l’apice, il punto culminante della unione con Cristo. Questo legame,
questa identificazione, è richiesta con forza a Dio, perché è la prima ed unica
volta che in questa preghiera Gesù si rivolge al Padre dicendo: “Io voglio”;
Egli ci vuole con sè, lo vuole con determinazione, lo vuole con grande volontà.
Ci vuole con Lui in ogni circostanza ed occasione .... perché non siamo sempre
disponibili ad assecondarlo in questo Suo fermo desiderio? Notiamo ancora che i
credenti sono definiti: “quelli che Tu, o Dio, mi hai dato”. Assistiamo ad uno
scambio reciproco e benedetto di proprietà: Cristo, per mezzo del suo
sacrificio, ci ha uniti a Dio e ci ha fatto entrare nella Sua famiglia, divenendo
quindi proprietà di Dio. Ma anche Cristo afferma che noi siamo sua proprietà,
perché Dio ci ha dato a Lui. Tutto questo è sorprendente e meraviglioso nello
stesso tempo. Noi siamo di Dio e siamo di Cristo, in una connessione perfetta, una unione divina che assolutamente
non possono essere scisse in alcun modo. E’ come se Gesù dicesse: Io voglio
questi con me, uniti a me, identificati con me. Ci rendiamo conto del profondo
significato di una affermazione come questa? Attenzione: Gesù non dice: Io
voglio che dove sono loro possa essere anch’io! Ma “dove sono io, siano con me
....” Penso sia molto importante questo
rilievo. Il Signore ci aiuti a mantenere ed a migliorare sempre di più
questa “connessione con Cristo” nel nostro cammino di santificazione Mario Valente |