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"Così la fede viene dall’udire e l’udire si ha per mezzo della Parola di CRISTO." Romani 10:17 | contattaci 011280304 torna a studi |
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LE TRE RESURREZIONI OPERATE DA GESU' e i
comportamenti cristiani Il
concetto contenuto in questo brano della Parola di Dio sarà il "filo
conduttore" di questa meditazione. Possa
essere però, soprattutto, anche il filo
conduttore della nostra vita! Non è
sempre facile seguire le direttive della Scrittura: come non è agevole per
l'uomo del mondo così radicato nella sua incredulità, porre la sua fiducia nel
Signore, in quanto una conversione è sempre un miracolo di Dio - così non è
facile per i credenti fare ogni cosa nel "nome di Cristo''. Se
esaminassimo noi stessi con sincerità, confrontandoci con la Parola di Dio,
quante volte ci accorgeremmo di essere fuori posto! Troppo
spesso le nostre parole e le nostre azioni si allontanano dalla linea che la
Scrittura ci indica. La "famiglia" dei figli di Dio
Entrando
nell'argomento della nostra meditazione,
leggiamo Luca 7:11 a 15 - Si
tratta della resurrezione del figlio della vedova di Nain. Vorrei
che sottolineassimo queste parole:
"SI
LEVO’ …….. E COMINCIO’ A PARLARE, E
GESU’ LO DIEDE A SUA MADRE.” Anche i
credenti sono rinati ad una nuova vita quando hanno accettato il Signore. Anche
i credenti "si sono levati'' e hanno lasciato la morte a cui li portava il
peccato, per mezzo di Cristo; dopo "hanno cominciato a parlare". A
chi? In primo luogo a coloro i
quali hanno ascoltato la testimonianza data in occasione del loro
battesimo, e poi continuano a parlare ad altri della bellezza dell’Evangelo... Ma il Signore Gesù fece altro, dopo aver operato questa resurrezione: non lasciò questo giovane risorto in mezzo alla via, non lo abbandonò al suo destino, non lo lasciò alla mercè dei viandanti. Egli "lo diede a sua madre". Lo diede ad una famiglia, lo inserì in una casa. La madre era la persona che più di altri avrebbe potuto amarlo, che più di tutti avrebbe potuto manifestare verso di lui questo sentimento. Non fu più solo quel giovane risorto, ma ebbe qualcuno vicino che lo amò, ebbe sua madre. Cosa
può indicarci questa vicenda? Come ci comportiamo con quei credenti, giovani
nella fede, che appena ... balbettano parole di grazia? Trovano in noi una
famiglia, trovano un amore sincero, sono circondati da un'atmosfera fraterna
particolare? Oppure, come purtroppo
spesso accade, trovano attorno
freddezza e disinteresse? Gesù
"lo diede a sua madre'', e, implicitamente, le affidò un compito. Le
parole di Cristo potrebbero essere
rivolte anche a noi, e, in tal caso, avrebbero il senso di un dolce rimprovero:
non dimentichiamo che siamo debitori gli uni verso gli altri di due
manifestazioni importanti, cioè l'amore e l'edificazione (Romani 13:8 e 14:9). C'è
ancora un'altra considerazione da fare; la madre era una vedova, quindi
probabilmente era sola e i suoi mezzi di sostentamento erano scarsi. Aveva
bisogno del figlio. Era necessario che stessero insieme, ma era anche un
"ordine" di Gesù. Parallelamente,
ognuno di noi deve aver bisogno dell'altro, proprio come il figlio che doveva
aver bisogno della madre e della madre che doveva aver bisogno del figlio. Così
quindi, quella grande famiglia che è la chiesa locale, deve aver bisogno
dell'unione: i giovani hanno bisogno dei più maturi e gli anziani hanno bisogno
dei giovani. Percepire questo "bisogno'' reciproco costituisce uno dei
presupposti più importanti dell'unità. Ricordiamo che essa è voluta da Dio
(Giovanni 17:21), il Signore non vuole barriere, non vuole isolamenti, non
vuole che esistano delle incomprensioni. Egli vuole dai suoi figli una unione intima, una comprensione reciproca,
una vera comunione basata sull'amore degli uni per gli altri, come avviene
in una buona famiglia. Siamo
capaci di raggiungere e di conservare questo risultato? Ricordiamo che esso è
un privilegio. Ritornano,
come un dolce mònito, le parole di Colossesi 3:17: "Qualunque cosa
facciate ... fatela nel nome del Signore Gesù". Il nutrimento reciproco
Leggiamo
Luca 8:49 a 55 - E' l'episodio della resurrezione della figlia di Jairo. Anche
in questo brano vorrei sottolineare le
parole: "SI ALZO' SUBITO, E GESU' COMANDO’
CHE LE SI DESSE DA MANGIARE". Ecco un'altra figura dei
credenti che si rialzano dalla morte a cui li portava il peccato, per mezzo di
Cristo. In
questo episodio sembra che la fanciulla avesse il bisogno immediato di
nutrirsi; così appare dalle parole di Gesù. Ma il cibo non avrebbe dovuto
andare a cercarselo da sola, perché Gesù non le disse di andare a mangiare da
qualche parte, ma "comandò" che le si desse da mangiare. E' quindi
un comandamento del Signore "dare da mangiare agli altri''. Il dare da
mangiare però non riguarda soltanto l'ospitalità, che, comunque, nella Parola
di Dio è richiesto dì praticare senza dimenticarsene. (E bene lo fanno le
nostre sorelle quando nelle nostre case giunge un ospite!). Ma non è solo questo il cibo che Gesù comanda
di dare, ma è anche il cibo spirituale, l'insegnamento, l'esortazione, la
consolazione, la parola di sapienza. Tutto ciò fa crescere spiritualmente, e,
in una parola molto nota: EDIFICA,
ossia costruisce. Verso coloro che si sono alzati da poco, siamo in grado di
offrire del nutrimento? Notiamo
ancora che, come anche nell'episodio precedente, non si trattò di una azione
isolata nel tempo: nel primo caso il giovane ritrovò una famiglia e una madre,
e quindi una condizione durevole; in questo secondo caso la ragazza ricevette
del cibo, ma non possiamo pensare che lo ricevette per una volta sola, ma
certamente per più volte! Estendendo
il significato, anche noi abbiamo bisogno sempre di nutrirci vicendevolmente,
in modo da edificarci e crescere spiritualmente. Na spesso succede che abbiamo
poco da offrire ... è come se la nostra tavola fosse ben imbandita, però con pochissimi
tozzi di pane sopra e nulla più... Non
solo a volte il cibo è scarso, ma spesso succede che esso è di limitato
contenuto nutritivo. A questo proposito la Parola ci parla di cibo sodo.
Oggi, specialmente i dietologi, e quelli che seguono le loro prescrizioni, sono
informatissimi nell'attribuzione e nella valutazione del potere calorico degli
alimenti. Cari fratelli, il cibo spirituale che ci scambiamo, quale potere calorico possiede? C'è anche il caso inverso: non c’è
possibilità di offrire da mangiare, perché ... non ci sono ospiti! Il dare da
mangiare è un ordine del Signore che impegna ... tutti i commensali: sia chi
offre, ma anche chi riceve. Siamo quindi anche invitati a ricevere. Quante
benedizioni a volte perdiamo con il nostro assenteismo! Come potremmo parlare delle cose che
riguardano il Signore a chi ne è ancora lontano, se non abbiamo ricevuto nulla da trasmettere? Come possiamo
crescere e servire l'Eterno, se siamo denutriti spiritualmente? Qual è il nostro cibo spirituale se non
quello offertoci dalla Parola di Dio mediante lo studio? "Comandò che le si desse da
mangiare". Si tratta di un comando
indirizzato a destinatari non definiti, ma comunque a tutti quelli che in quel
momento erano accanto alla ragazza. Non c'erano degli addetti particolari; essi
per poter ubbidire alla richiesta di Gesù dovevano avere del cibo. E noi
abbiamo sempre del cibo da dare? Il
Signore non disse ai presenti: “Chi ha del cibo, glielo dia”, ma comandò alle
persone attorno alla ragazza di darne.
Se non acquisiamo del cibo spirituale, come possiamo nutrirci a vicenda? "Comandò
che le si desse da mangiare". Chiaramente quest'ordine ha anche
riferimento nel campo sociale e
assistenziale. Spesso
dimentichiamo questo aspetto, ma se pensassimo veramente al significato
del comandamento: "Ama il tuo prossimo come te
stesso'', certamente non potremmo
restare insensibili verso quelli (non solo i credenti) che hanno bisogno di
aiuto. Ritorna
ancora in mente il passo ai Colossesi 3:17 "Qualunque cosa facciate .. fatela nel nome del Signore Gesù" Scioglimento degli impedimenti
Leggiamo
infine Giovanni 11:38 a 44 - La resurrezione di Lazzaro. Notiamo in questo brano le parole: "E LAZZARO USCI'….. GESU' DISSE LORO: SCIOGLIETELO E LASCIATELO
ANDARE". Ecco
ancora un altra figura dei credenti che escono dalle tenebre del peccato e
della morte. In
questa occasione Gesù comandò due cose, e nelle sue parole troviamo dei
profondi insegnamenti. Abbiamo
considerato come il credente abbia bisogno dell'amore di una famiglia e abbia
bisogno di nutrirsi per poter crescere spiritualmente; in sostanza deve
ricevere amore e cibo. Nell'episodio che abbiamo letto, comprendiamo ancora che
il credente deve essere liberato per andare. Lazzaro
era stato fasciato da chi lo aveva deposto nella tomba, secondo l'usanza di
quel tempo. Tuttavia, per mezzo della potenza di Cristo, uscì dal sepolcro,
anche se era ancora avvolto dalle bende, e pertanto legato. Quali
possono essere oggi i legami che impediscono al credente di proseguire e di
andare? A volte sfuggono, perché si tratta
di legami sottili, ma tenaci e resistenti. Anche noi, proprio noi, se non ci lasciamo guidare dal
Signore, se agiamo soltanto secondo la nostra natura, siamo capaci ... di legarci, e non andiamo
più avanti, non ci muoviamo più. "Scioglietelo
e lasciatelo andare" . Quali possono essere i nostri legami? Sono diversi, come ad esempio: la critica,
oppure la maldicenza... E
allora sorgono delle
situazioni spiacevoli,
isolamenti, mancanza di dialogo fraterno.
Chi ne soffre? In primo luogo
il Signore, poi
la testimonianza, poi la chiesa locale, poi ancora i fratelli e le
sorelle in causa. Si risulta allora legati e non si può andare. "Scioglietelo
e lasciatelo andare" è un comandamento rivolto proprio anche a noi,
maestri a volte nello stringere nodi ... meglio dei marinai più esperti! Talvolta ci possiamo sentire
legati dal timore di essere giudicati da chi ci osserva e ci ascolta, e non
siamo liberi. La libertà che Cristo ci ha data, noi la soffochiamo, quasi senza
rendercene conto. Se un fratello tace, se non è attivo, cosa. facciamo per scioglierlo? L'azione di liberarci a vicenda dovrebbe
essere per noi una procedura comune e continua, come la manifestazione
dell'amore e il nutrimento. Si tratta di una costante correzione reciproca in
atto. In una famiglia non possono esistere degli impedimenti, ma c'è libertà di
parlare, di agire, dì muoversi. La seconda parte dell'ordine di
Gesù, "lasciatelo andare'', può
assumere anche un'altra figura: Può significare: "aiuta ad andare''. E chi
va ha anche bisogno di aiuto. Esso può essere espresso in più modi, come, ad
esempio, la preghiera e la generosità nell'aiuto pratico. Paolo
andava per il mondo a predicare l'Evangelo, ma spesso era sostenuto dalla
chiesa di Antiochia. "Lasciatelo
andare" . Queste parole del
Signore Gesù risuonano quindi
anche come invito alla generosità
e alla dimostrazione concreta della partecipazione
all'opera svolta dal
fratello impegnato, mediante l'applicazione pratica dell'amore fraterno.
Quanti insegnamenti abbiamo quindi da questo invito! Conclusione
Riflettiamo,
cari fratelli, sulle esortazioni che la Parola di Dio ci dà circa i nostri
rapporti reciproci. Tutti uniti dovremmo sempre essere pronti a manifestarci
vicendevolmente l'amore, perché apparteniamo alla stessa famiglia; dovremmo
essere pronti a nutrirci spiritualmente e ad aiutarci materialmente; infine, a
non legarci con le nostre tendenze umane, ma essere pronti a collaborare
insieme nella testimonianza. Ci
ritorna in mente, come un dolce richiamo, Colossesi 3:17: “QUALUNQUE COSA FACCIATE,
IN PAROLA O IN OPERA, FATELA NEL NOME DEL SIGNORE GESU' RENDENDO GRAZIE A DIO
PADRE PER MEZZO DI LUI”. Questo,
fratelli, è il migliore atteggiamento per servire il Signore INSIEME. Mario Valente |