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"Così la fede viene dall’udire e l’udire si ha per mezzo della Parola di CRISTO." Romani 10:17 contattaci 011280304 torna a studi

ORIGINI E CARATTERISTICHE DELLE “ASSEMBLEE DEI FRATELLI”

 

SOMMARIO

1.      Le origini delle Assemblee dei Fratelli

a)     Le radici ed i caratteri distintivi

b)     L’Italia, il Conte Guicciardini e T.P.Rossetti

 

2.      L’evangelizzazione nelle chiese dei Fratelli dell’Ottocento

a)     Il Rossetti e gli “operai del Signore”

b)     Espansione in Piemonte e in Puglia

 

3.      Come operavano le comunità dell’Ottocento

a)     La predicazione evangelica

b)     L’azione sociale

c)      L’edificazione morale e spirituale dei membri

d)     La scuola

 

4.      Influenza dell’emigrazione sulla testimonianza

 

5.      Espansione al nord ed al centro

 

6.      Le Chiese dei Fratelli sotto il Fascismo 

a)     Restrizioni ed imposizione del “ministro di culto”

b)     I funerali evangelici

 

7.      Le Chiese dei Fratelli nell’ultimo dopoguerra  

a)     L’entusiasmo della ripresa

b)     Le “terre dimenticate”

c)      I nuovi strumenti

 

8.      “I contenuti” nelle riunioni dei Fratelli 

a)     Priorità all’evangelizzazione

b)     Mutamenti all’interno delle assemblee

c)      Mutamenti dell’ambiente esterno alle assemblee

d)     Rinnovare le tecniche di approccio

 

9.      L’evangelizzazione “in Giudea e in Samaria e all’estremità della terra” 

a)     L’Albania                                 

b)     La Croazia

c)      La Serbia ed il Montenegro

d)     La Romania

e)       Le “estremità della terra”

Conclusione  -  Bibliografia


ORIGINI E CARATTERISTICHE DELLE “ASSEMBLEE DEI FRATELLI”

 

1.       Le origini delle Assemblee dei Fratelli  (1)

 

a)     Le radici ed i caratteri distintivi

 

Come noto, il movimento dei Fratelli ha avuto le sue origini nei movimenti di risveglio in Gran Bretagna (ed altrove)  nella prima metà dell’Ottocento.

I “Fratelli” rappresentavano una reazione, una opposizione di natura religiosa alla confusione spirituale presente in quel tempo nel mondo britannico.

 

b)     L’Italia, il Conte Guicciardini  e T.P.Rossetti

 

Nel 1836 si converte a Firenze il Conte Piero Guicciardini leggendo direttamente il Vangelo. Nel Granducato di Toscana, però questo era vietato ed un giorno il Conte ed altri suoi amici, in una irruzione della polizia, furono arrestati mentre leggevano insieme il Vangelo e rinchiusi nella prigione del Bargello.

 

Scarcerato, il Guicciardini scelse l’esilio ed approdò a Londra, in Inghilterra, dove venne in contatto con gruppi di evangelici, fra cui Salvatore Ferretti, cugino del futuro papa Pio IX, l’ex barnabita Camillo Mapei ed il poeta Gabriele Rossetti.

 

In casa di Gabriele Rossetti, il Conte Guicciardini fa la conoscenza di Teodorico Pietrocola Rossetti, un rivoluzionario mazziniano che era stato condannato a morte nel Regno di Napoli ed era fuggito all’estero per salvare la vita.   T.P.Rossetti si converte ad opera del Guicciardini ed ambedue frequentano per un certo tempo i gruppi di evangelici a Londra.

 

In Italia nel frattempo si formano altri gruppi di evangelici che avevano contatti con gruppi e comunità valdesi: ne troviamo a Genova e a Torino.  Questi gruppi si riunivano, studiavano la Sacra Scrittura e dimostravano un grande interesse per l’evangelizzazione.

 

Nel 1848 Carlo Alberto concedeva le libertà civili e politiche alle minoranze religiose diverse dalla cattolica, considerandole “tollerate conformemente alle leggi”.

Nel 1857 può rientrare in Italia, o meglio in Piemonte, Teodorico Pietrocola Rossetti, grazie ad un passaporto a firma di Cavour, con la motivazione: ”per predicare l’Evangelo” e si accinge immediatamente al lavoro.

Dall’arrivo del Rossetti in Italia comincia veramente l’attività delle Assemblee, che si sviluppa con una testimonianza continua e costante.

 

2.       L’evangelizzazione nelle Chiese dei Fratelli dell’Ottocento

 

Come avveniva la testimonianza dell’Evangelo nel secolo scorso?  Come nascevano le nuove comunità?

 

a)     Il Rossetti e gli “operai del Signore”

 

Il Rossetti, dotato di notevoli capacità organizzative, si era circondato di un gruppo di giovani che egli chiamava “operai del Signore”.

Questo gruppo era costituito da una ventina di giovani, a volte poco più, a volte meno.  Si mettevano sulla strada, a due a due, chi in una direzione, chi  in un’altra.

Andavano a piedi, di paese in paese, con alcuni foglietti ed evangelini in tasca, cercando di attaccare discorso con questo e con quello.

Quando qualcuno gli dava corda o gli apriva la propria casa il discorso si approfondiva. Si conoscevano nuove persone, si stringevano nuove amicizie.  L’uno lo diceva all’altro e spesso la conversazione terminava con l’invito a ritornare.  Quando ritornavano, in genere chi li accoglieva aveva invitato parenti ed amici.

La potenza dello Spirito Santo e la Parola facevano breccia nei cuori, le persone si convertivano ed una nuova testimonianza nasceva.

Non c’era ovviamente il permesso di riunioni pubbliche, ma c’era a volte un parroco infuriato che, quando arrivavano “i protestanti”, sobillava la popolazione che li accoglieva  a sassate.

 

Alcune comunità nacquero lungo le direttrici ferroviarie intorno  ad Alessandria, che era il principale nodo ferroviario dell’Italia settentrionale; l’”operaio” spesso era un ferroviere che durante le pause del servizio non perdeva occasione per testimoniare dell’Evangelo.

 

b)     Espansione in Piemonte e in Puglia  (2)

 

Tra il 1885 (anno in cui le assemblee erano circa una quarantina) ed il 1900 ci fu una discreta espansione ed il lavoro di testimonianza si svolse intenso, specialmente nelle campagne del Piemonte, di vallata in vallata.

Ci fu pure un discreto lavoro in Liguria, in Emilia e in Puglia, a Lecce, Taranto e Brindisi.

Verso il 1900 le comunità dei Fratelli arrivarono ad essere un centinaio.

 

3.   Come operavano le comunità dell’Ottocento  (3)

 

Riflettendo su quella che era l’organizzazione interna delle comunità in quel periodo, possiamo comprendere meglio come operavano le assemblee nel secolo scorso nel campo della testimonianza.

Quando la nuova comunità si sentiva abbastanza sicura per trasformarsi  in “chiesa”, venivano definiti una serie di servizi relativi a quattro diverse funzioni:

 

a)          la predicazione evangelica,  affidata agli evangelisti, il cui compito era quello dell’insegnamento delle dottrine bibliche e la sua diffusione all’esterno delle mura; da loro dipendeva l’attività dei “colportori”, venditori di Bibbie, definiti dal vescovo di Vercelli, in una sua pastorale, “merciaioli”;

 

b)         l’azione sociale,  affidata ai diaconi,  che organizzavano riunioni femminili per la confezione di indumenti per i non abbienti e soprattutto una “commissione di preveggenza per operai”, che era una vera e propria “mutua operaia” gestita da operai, più vicini ai problemi della categoria;

 

c)          l’edificazione morale e spirituale dei membri,  affidata agli anziani, con visite alle famiglie, allo scopo di stringere i legami con i neo-convertiti, convinti tutti di non avere lasciato il cattolicesimo per il protestantesimo, ma per un cristianesimo aconfessionale, nuovo, tipicamente italiano, che doveva essere il “cemento” per la nuova Italia;

 

d)         la scuola,  affidata ai  maestri,  con riunioni di studio biblico o di predicazione, od anche scuola per adulti, tutte le sere. 

 

Qui occorre fare una riflessione: il Rossetti, affiancato dal Guicciardini che ne era  in un certo senso l’ispiratore, fonda una vera e propria scuola per futuri evangelisti.

 

  Prendendo forse a modello l’apostolo Paolo, il Rossetti fa opera di discepolato con una dozzina di giovani, tutti di umile estrazione, ma che appresero, accanto al Rossetti, oltre all’amore per i testi sacri, l’amore per la cultura.

  Il vecchio ideale mazziniano dell’educazione come base del progresso si era rafforzato nel predicatore del rinnovamento delle coscienze, come base di ogni sociale e civile rinascita.

 

Ma vi è anche un’attività scolastica vera e propria, per cui accanto alla chiesa, nasce una scuola elementare, mentre il Rossetti si preoccupa di fornire testi adatti per l’infanzia, con interessanti traduzioni dall’inglese.  Lo aiutano in ciò alcune giovani maestre, che dovranno presto venire utilizzate nelle scuole evangeliche.

 

Così si esprime il Maselli su questo tema:

“Sarà una costante dell’opera dell’evangelismo italiano accompagnare la scuola alla chiesa.   Accanto alla scuola diurna per bambini, non necessariamente di famiglia evangelica, vi era una scuola serale per adulti, in cui la lotta  contro l’analfabetismo aveva la funzione sia di permettere ai neo-convertiti di leggere la Bibbia, sia di combattere l’ignoranza, ritenuta la maggiore nemica per la nascita e la crescita della nuova Italia.

I programmi di tali scuole erano modellati, da una parte sulle scuole istituite dal Lambruschini in Toscana, che avevano visto così attiva la partecipazione del Conte Guicciardini, dall’altra su quelle istituite in Inghilterra ed in tutto il mondo dall’organizzazione Giorgio Muller”.

 

Col nome di  scuola domenicale invece, la cui attività sarà parte integrante fino ai giorni nostri di ogni chiesa evangelica, si indica un insegnamento più propriamente biblico, fatto di solito la domenica a fianco del culto per adulti.

 

E’ interessante notare che a Milano si era definito un quarto tipo di scuola: una scuola per le ragazze, che univa all’insegnamento di materie tipiche dell’educazione femminile del tempo come il cucito, le discipline comuni alle scuole per ragazzi.  Si pensi alle convinzioni del tempo sull’educazione della donna e ci si renderà conto che si trattava di un’autentica battaglia democratica in atto.

 

Naturalmente non tutte le comunità evangeliche erano così dotate di strutture che affiancassero validamente l’attività evangelistica come a Torino, Milano e Genova. Ma l’organizzazione di una scuola era il passo successivo all’indomani della costituzione di una nuova comunità anche nei centri minori.

 

Afferma il Maselli nell’opera citata:

 “Dionigi Magnani si era trasferito a S.Marzano… dove era riuscito ad organizzare una fiorente chiesa con  l’immancabile scuola elementare.”

  La scuola era quindi una costante nell’attività evangelistica dei Fratelli nel secolo scorso.

 

4.   Influenza dell’emigrazione sulla testimonianza  (4)

 

Così si esprime il Maselli a questo proposito:

“Un motivo di crescita era determinato dall’emigrazione. Molti emigranti in paesi protestanti venivano raggiunti dalla propaganda evangelica e convertiti.   Non vi era paese protestante con forte immigrazione dove non fossero nate chiese evangeliche italiane o attività delle chiese nazionali rivolte all’evangelizzazione dei nostri connazionali.

            Spesso gli emigrati convertiti, tornando a casa, contattavano parenti e familiari, divenendo essi stessi propagandisti più efficaci di  pastori o missionari stranieri.

            Si deve poi tenere presente anche l’interscambio tra le Chiese dei Fratelli  italo-americani, che nacquero intorno a questi anni e le Chiese dei Fratelli italiani.”

 

5.      Espansione al nord ed al centro

 

Sempre notevole l’attività in Piemonte, nell’alessandrino e nell’astigiano dal 1900 al 1920.   Si lavora nelle Marche  e compaiono varie comunità dei Fratelli intorno a Pesaro.

Fino al 1933 funzionano le scuole evangeliche a Rivalta, Strevi, Selvaggia e Castelnuovo Bormida.

Notevole l’attività a Voghera ed a Trieste per la presenza di servitori a tempo pieno. A Roma si effettua un nuovo tentativo per costituire un’assemblea. Nel 1932 viene aperto un locale pubblico a Bologna e la testimonianza si espanderà negli anni successivi anche nei dintorni.  Ferve l’attività anche nel Gargano ed in Basilicata.

 

6.      Le Chiese dei Fratelli sotto il Fascismo

 

a)  Restrizioni ed imposizione del “ministro di culto”  (5)

 

Con l’avvento del fascismo ci fu un brusco mutamento: di fronte alla libertà che aveva caratterizzato il nostro Paese  praticamente dal 1870, le autorità locali strinsero i freni.

Vennero ritirati i permessi per le scuole evangeliche, alcuni evangelisti furono aggrediti per strada, furono aboliti i permessi di vendita ai colportori della Società Biblica Britannica e Forestiera.  L’anziano di Trieste venne arrestato e imprigionato per avere distribuito trattati ed evangeli.

Erano questi i primi effetti del Testo Unico della Legge di Pubblica Sicurezza.  Con il Concordato del 1929 fra la Santa Sede e lo Stato italiano  che conferiva alla Chiesa Cattolica maggiore autorità, tutta la disciplina riguardante le minoranze religiose in Italia subiva una grossa restrizione, fino a sfociare nella imposizione del ministro di culto.

 

Nel frattempo  numerose  comunità  venivano  chiuse,   sia  per  la  mancanza  di un  delegato responsabile, sia perché chi aveva fatta richiesta di autorizzazione risultava persona non gradita alle autorità.

Da quel momento ogni conferenza o riunione pubblica fu vietata.  Furono autorizzate a tenere le riunioni solo le comunità che avessero un “ministro di culto” riconosciuto.  Se questi, per qualsiasi motivo fosse stato impedito, la riunione sarebbe risultata non autorizzata.  Quindi processi, multe, diffide a non finire.

Siamo negli anni 1934-36; molte chiese delle province di Asti e di Alessandria erano ormai state chiuse ed una dozzina di predicatori era stata formalmente diffidata dallo svolgere qualsiasi attività di culto.

 

Tutte le chiese della provincia di Pavia, escluso a Voghera, erano state chiuse ed in provincia di Alessandria e di Asti erano in grado di funzionare solo due o tre comunità.

Lo stesso avvenne a Pesaro nelle Marche: chiuso il locale di culto, revocato il permesso all’evangelista inglese Harding.

Si comprende come, in tale situazione, l’evangelizzazione abbia subito un fiero colpo.

 

b)  I funerali evangelici

 

L’unica manifestazione pubblica di testimonianza evangelica, tollerata dalle autorità fasciste, erano  i funerali di credenti evangelici, anche se osteggiati dai parroci cattolici.

Nei paesi e nei centri rurali i credenti evangelici erano generalmente persone stimate ed apprezzate anche dalle autorità locali per cui, in occasione di trasporti funebri, si radunavano centinaia di amici e conoscenti del defunto, oltre ai numerosi parenti.

Era questa una potente occasione di testimonianza che spesso dava frutti di conversione fra conoscenti ed amici, messi di fronte alla precarietà della vita terrena.

Ogni altra attività di testimonianza venne in questo periodo effettuata all’interno del locale di culto ed in presenza del delegato responsabile, in possesso del riconoscimento di “ministro di culto”.

 

7.      Le Chiese dei Fratelli nell’ultimo dopoguerra

 

a)  L’entusiasmo della ripresa

 

Il 1946 vedeva l’inizio di una nuova èra, caratterizzata dall’avvento della nuova Costituzione che, come noto, poneva tutte le religioni sullo stesso piano di fronte alla legge.   Come si sa, però, la Costituzione è legge programmatica e richiede di essere tradotta in leggi esecutive.  Nel frattempo, continua a funzionare il Testo Unico di Pubblica Sicurezza.  Però non c’è paragone con gli anni precedenti. Basta informare la polizia, poi si possono fare tutte le riunioni pubbliche e private che si vogliono e distribuire liberamente trattati ed opuscoli.

 

Fu un momento di eccezionale entusiasmo: si usciva dalla traumatizzante esperienza della guerra in cui la vita umana era veramente appesa ad un filo.

Io vivevo a Bologna allora e quando il fronte passò ed i Tedeschi furono spazzati via, ci sembrò di rivivere. Le riunioni domenicali e settimanali erano tutte frequentatissime.

Nell’estate del 1946 avemmo nell’assemblea locale di Bologna ben ventisei battesimi, in una chiesa di una settantina di membri. Fu allora che diedi la mia testimonianza di fede con il battesimo.

Questo il clima di allora. La testimonianza ne ricevette una potente spinta in avanti. (6)

 

b)   Le “terre dimenticate”  (7)

 

Dopo l’unità d’Italia il Rossetti aveva usato l’espressione “dall’Alpi all’Egadi” per indicare l’estensione del campo missionario che doveva comprendere tutte le regioni. Ma alla Sicilia ed alla Sardegna nessuno aveva pensato.

Nel 1947 si hanno le prime notizie per la Sicilia e la Calabria meridionale. In Sardegna nel 1954 avviene una semina di 30.000 trattati evangelici. Nove anni dopo nel 1963 ci ritornano e finalmente nel 1964 si stabilisce una coppia di credenti a Sassari.

Oggi in Sardegna ci sono sette assemblee dei Fratelli.

 

c)     I nuovi strumenti  (8)

 

Nel 1963 inizia l’attività delle tende e l’attività di Operazione Mobilitazione.

 

Nel 1970 le Assemblee dei Fratelli in Italia erano circa 160. Oggi sono circa 250.

Le prime tre regioni per incremento sono, nell’ordine: la Lombardia, la Puglia, la Sicilia; le ultime tre: il Veneto, le Marche, l’Umbria.

      L’espansione, specialmente nel sud, va messa a confronto con lo strepitoso successo ottenuto dall’attività evangelistica dell’area carismatica, per le quali il rapporto numerico è talvolta di uno a dieci.

L’evangelizzazione è andata avanti facendo uso costante di strumenti nuovi, quali: campi, tende, radio, ecc.

            Nel 1993 nasce l’OMEFI (Opera Missionaria Evangelistica Fratelli Italiani), che si definisce un “Gruppo di Servizio” avente lo scopo di stimolare ed incoraggiare l’opera del Signore missionaria nell’ambito delle Assemblee dei Fratelli.

 

8.      “I contenuti” nelle riunioni dei Fratelli

 

Fino a mezzo secolo fa, erano due le riunioni principali di un gruppo di credenti all’indomani della sua costituzione: il “culto di adorazione”, ossia la riunione nel corso della quale si effettua la ricordanza della morte e della resurrezione del Signore con i simboli del pane e del vino e la riunione di “evangelizzazione” vera e propria.

 

a)     Priorità all’evangelizzazione  (9)

 

Lo scopo primario dei “Fratelli” all’indomani della costituzione di un gruppo o di una comunità era quello di  continuare ad evangelizzare, dal momento che i nuovi gruppi e le nuove comunità si formavano proprio grazie alla continua attività di testimonianza.

Grazie alla propria vena poetica, il Rossetti diverrà col tempo il maggiore innologo delle chiese dei Fratelli. “Proclamate la buona novella – all’Italia fra il duplice mar”, recita uno dei suoi inni più noti, che divenne un po’ il cavallo di battaglia dei numerosi gruppi che si andavano formando nella penisola, all’indomani della costituzione del Regno d’Italia.

 

Per quanto riguarda il “culto di adorazione” possiamo notare che, nell’ecclesiologia delle assemblee dei Fratelli, è presente una componente evangelistica, essendo un “annuncio”, secondo il testo paolino di 1Corinzi 11:26: “…voi annunziate la morte del Signore finchè Egli venga.”

I cartelli con i versetti biblici appesi alle pareti dei locali di culto sono per la maggior parte destinati alle persone non credenti che entrano nella sala, trattandosi prevalentemente di passi contenenti inviti alla conversione e alla riconciliazione con Dio.

L’innario “Inni e Cantici cristiani” in uso nelle assemblee dei Fratelli presentava nella sua vecchia edizione ben settantaquattro inni dedicati all’evangelizzazione su di un totale di trecentoventi. In quella attuale tali inni si riducono a cinquantacinque su di un totale di quattrocento.

 

b)     Mutamenti all’interno delle assemblee  (10)

 

Questo sembrerebbe indicare un diminuito interesse per l’evangelizzazione nella sala di culto che, secondo alcuni, tenderebbe a spostarsi all’esterno.  Ciò sarebbe confermato dalla tendenza  a trasformare la riunione di evangelizzazione in quella di studio biblico, mentre i servitori a tempo pieno, che in passato furono prevalentemente degli evangelisti itineranti, tendono a fermarsi nei luoghi dove la testimonianza si è affermata.

Se da un lato ciò presenta un aspetto positivo, in relazione alla crescita spirituale dei credenti, dall’altro sembrerebbe indicare che qualcosa sta cambiando nelle tecniche e nelle strategie di trasmissione del messaggio evangelico.

Qualcuno ha detto che occorre intensificare lo studio della parola di Dio, perché le pecore, quando sono ben nutrite, si riproducono più facilmente.  Se, sotto un certo aspetto, ciò può essere vero, occorre anche tenere conto dei mutamenti dell’ambiente nel quale si è chiamati ad operare.

 

c)     Mutamenti dell’ambiente esterno alle assemblee

 

Se si è molto attenuata l’ottusa persecuzione che caratterizzò la testimonianza nel secolo scorso e nella prima metà dell’attuale, tale atteggiamento fu per buona parte sostenuto ed attizzato dalle gerarchie della chiesa ufficiale, che faceva leva sull’ignoranza e sul fanatismo delle popolazioni prevalentemente rurali.

Oggi tale atteggiamento è sostituito dall’indifferenza che il consumismo ed il benessere inducono nelle masse, favorite dai mezzi di trasporto e di informazione che consentono quell'evasione ieri impossibile.

 

Dicevamo che l’ambiente è mutato.  Ed è mutato anche per la tendenza dei credenti ad uscire dal chiuso del locale a volte angusto, per la maggiore libertà accordata dalle autorità e per la possibilità di accedere a strutture pubbliche ieri insperata.  A ciò si accompagna una maggiore difficoltà a portare le persone all’interno dei locali per i motivi su esposti.

 

d)     Rinnovare le tecniche di approccio

 

Tutto ciò porta alla necessità di rivedere le tecniche di approccio che non possono più limitarsi  ad un generico invito, come poteva essere anche solo mezzo secolo fa.

Se il locale di culto continua ad essere il luogo di elezione delle riunioni di evangelizzazione, almeno nei centri minori e rurali, occorrerebbe comunque rivederne tutta la impostazione, per renderne proficua la realizzazione.

Il più elevato livello culturale anche nei centri minori porta alla necessità di cambiare molte cose, a cominciare dal linguaggio e dall’uso di versioni bibliche superate come la cara ma vecchia “Diodati”, per evitare che le riunioni si riducano ad un dialogo fra sordi o fra iniziati, non recepito da quei pochi che si vorrebbero raggiungere.

 

9.      L’evangelizzazione “in Giudea e in Samaria e all’estremità della terra”

 

Gesù aveva detto:  “…mi sarete testimoni in Gerusalemme, in Giudea e in Samaria e fino all’estremità della terra” (At 1:8).

Se per noi Italiani la  penisola può essere considerata la nostra Gerusalemme, la Giudea e la Samaria sono attualmente per noi l’Albania ed i paesi dell’ex Jugoslavia nei Balcani.

 

a)     L’Albania

 

Circa sette anni fa, dopo la caduta del regime di Henver Hoxha, il dittatore che aveva dominato dal 1944 fino alla sua morte avvenuta nel 1985 e che aveva voluto che nella propria Costituzione fosse affermato l’impegno dello Stato a favorire la diffusione dell’ateismo nel Paese, l’afflusso di profughi albanesi nella Puglia e particolarmente nel Gargano ha aperto una porta insperata all’Evangelo: gli albanesi accolti ed evangelizzati dai credenti del Gargano, rientrati in Patria, che era stato il Paese più chiuso all’Evangelo, hanno cominciato a testimoniare.  Le mutate condizioni politiche hanno poi consentito a diversi nostri fratelli di recarsi in Albania e svilupparvi la testimonianza.

Diversi sono attualmente i fratelli italiani impegnati a pieno tempo in quest’opera, confermata ormai da centinaia di battesimi.

Da alcuni anni vi sono assemblee stabilmente costituite in diverse città, come Tirana, Valona, Scutari, Lac, Rreshen, Elbasan, Peqin.   Recentemente sono state aperte testimonianze pubbliche nelle località di Ndroq, Alias e Babru.

A Valona c’è  un Asilo statale per bambini orfani dove operano credenti evangelici; vengono organizzati campi  e corsi di formazione per giovani credenti ed è stata impiantata a Tirana una radio emittente evangelica.

 

Il massiccio esodo di profughi dal Kosovo verso l’Albania ha aperto la porta all’evangelizzazione dei kosovari, che sono di religione musulmana ma di lingua albanese.

Ecco cosa ha affermato un fratello albanese, che è stato il primo ad essere raccomandato per il servizio a pieno tempo dall’assemblea di Tirana,  parlando con i missionari italiani: “Il Signore ha preparato la Sua chiesa per quest’opera prima di tutto spirituale e anche sociale.  Come avremmo potuto rimanere insensibili davanti a questi profughi?  Essi hanno bisogno di tutto, ma soprattutto di ascoltare l’Evangelo. E noi stiamo facendo quello che avete fatto voi a suo tempo nei nostri confronti nel 1991”. (11)

 

Almeno per il novanta per cento dei kosovari questa è la prima opportunità di ascoltare l’annuncio dell’Evangelo. (12)

Gli anziani dell’assemblea di Tirana hanno fatto poi una cosa molto significativa, che dimostra quello che la grazia del Signore ha fatto nella loro vita e che rivela anche la loro maturità spirituale: hanno scritto una lettera di comunione ai fratelli della Federazione jugoslava, incoraggiandoli con significativi testi biblici ed assicurando loro l’appoggio in preghiera. (13)

 

b)     La Croazia

 

In Croazia un fratello croato, Zlatko Molek, ha lasciato il proprio lavoro secolare di dirigente amministrativo per dedicarsi a pieno tempo alla testimonianza dell’Evangelo. Viene attualmente sostenuto da alcune assemblee del nord-Italia e lavora a Rijeka (Fiume), Duga Resa, Novi Sad, Zagreb e Opatija (Abbazia).  Ci ha visitati un paio di volte a Torino.

 

c)     La Serbia ed il Montenegro

 

In Serbia, Voivòdina e Montenegro sono presenti tredici assemblee: vi opera un fratello serbo, Vladimir Majersky, sostenuto in parte dalle assemblee italiane, in parte dai fratelli inglesi che sostengono anche un centro evangelistico con annessa Scuola Biblica a Backi Petrovac, per la formazione di futuri servitori del Signore.

Questo fratello, che ci ha visitati ultimamente, ha definito la propria terra in una recente corrispondenza il “Paese della Tristezza”, essendo nell’obiettivo del diavolo che vi ha scatenato odi e persecuzioni  fra etnie diverse.  Vogliamo pregare, perché Dio infonda uno spirito di pace ed un profondo desiderio di concordia in quelle popolazioni.

 

d)     La Romania

 

Sono stati avviati contatti con le assemblee della Romania  inviando loro degli aiuti e sono state visitate diverse assemblee.

A Torino, nell’assemblea di via Virle, abbiamo una folta colonia di fratelli romeni che frequenta regolarmente le riunioni.  Abbiamo  avuto diversi battesimi ed alcuni matrimoni e se ne prevedono altri.  Abbiamo anche concesso l’uso del locale per due riunioni settimanali in lingua romena.

 

e)     Le “estremità della terra”

 

Le “estremità della terra”, infine, sono per i fratelli italiani l’Amazzonia, dove si è recato qualche decennio fa un fratello della chiesa di Voghera; l’Indonesia, dove ha operato per anni una sorella di San Severo (Foggia), ultimamente spostatasi in Uzbèkistan  per sopravvenute difficoltà in quelle regioni; il Benin e il Bourkina Faso in Africa, dove noi di Torino via Virle da anni sosteniamo un dispensario medico a Madagà per il recupero funzionale di bambini handicappati e dove si è fermato a lungo alcune volte il nostro fratello Giuseppe Barbanotti.

 

Conclusione

 

            Riassumendo, possiamo dire che  “nella generalità dei casi, nuove chiese sorgono a seguito di un’opera di colportaggio o del lavoro pionieristico da parte di evangelisti, di campagne di evangelizzazione con le tende,  di conferenze in locali pubblici o su piazze; a seguito di contatti con le persone rimaste interessate durante tali manifestazioni o con studenti dei corsi biblici per corrispondenza, o per il trasferimento e l’emigrazione di credenti o famiglie di credenti in altre località per ragioni di lavoro”. (14)

 

            Quali che siano gli strumenti ed i metodi impiegati nell’evangelizzazione, Dio opera attraverso il Suo popolo.            La migliore testimonianza sarà quindi sempre costituita dalla coerenza di vita dei suoi testimoni.  Gesù aveva detto infatti:

 

“…il mondo conoscerà che siete miei discepoli se avete amore gli uni per gli altri…”                                                                                                        (Gv 13:35)

 

Se mancherà questa coerenza, non serviranno i metodi migliori ad assicurare il successo di una iniziativa.

            Che Dio ci illumini e ci dia la Sua sapienza per potere essere dei testimoni fedeli in questi ultimi tempi della Sua grazia.

 

                                                                                                                                                                        (Augusto  Lella – Aprile 2000)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Bibliografia

 

1) 2)          -  D.Valente – “2° Corso di approfond.teol.prat.” Uso int.Via Virle Torino 1995

3)              -  D.Maselli – “Tra Risveglio e Millennio” -  Torino 1974

4) 5)          -  D.Maselli – “Libertà della Parola” -  Torino 1978

6)              -  Da “Il Cristiano” – Notiziario - Luglio e Ottobre 1946

7) 8)          -  D.Valente – “2° Corso…” op.cit.

9) 10)        -  G.Corradini – “L’evangelizz..” in “Insieme per Ev.” GLEA- Mantova 1987

11)12)13)  -  F.Marzone – “Dalla Serbia all’Albania”, in “Il Cristiano” Maggio 1999

14)            -  D.Corradini – “Convegno Fratelli-Valdesi” Settembre 1979. p.45