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"Così la fede viene dall’udire e l’udire si ha per mezzo della Parola di CRISTO." Romani 10:17 | contattaci 011280304 torna a studi |
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UNA
OFFERTA PERSONALE La chiesa in adorazione e gli adoratori
singoli * L’adorazione
e la celebrazione del Signore vedono i credenti uniti in una chiesa locale. E
l’insieme dei credenti, all’unisono, rivolge al Signore la sua lode e la sua
riconoscenza per quanto ha ricevuto. Questo lo si vede dalle manifestazioni di
ringraziamento, dai canti, dalle preghiere, ecc. * Ma
l’adorazione è soprattutto un fatto singolo che ci riguarda personalmente,
individualmente. Il Signore guarda il cuore dell’individuo, non quello della
collettività. Il credente è salvato in forma personale, non collettiva. * E’
l’uomo che ha introdotto il collettivismo con le sue forme, con le sue
organizzazioni religiose, con le sue manifestazioni di massa. E si è scordato che
il vero cristiano lo “è veramente” nella sua vita, nelle sue azioni e nei suoi
rapporti diretti con Dio; non perché appartiene ad una confessione o ad una
corrente ideologica. Ricordiamo a questo riguardo le parole dell’apostolo
Paolo: “Non vivo più io, ma è Cristo che vive in me”. * Il
Signore gradisce la nostra offerta singola e personale, non la media di
più offerte unite insieme. Ciò non toglie che non possiamo esprimerci tutti insieme, è una
cosa buona; ma cerchiamo di comprendere il significato più intenso della nostra
adorazione personale. Non “delegare”, ma offrire “del nostro” * Ognuno
di noi ha dei motivi “particolari e personali” di lode e di ringraziamento a
Dio che non può trasferire ad altri. Logicamente
non è normale che chi riceve un dono taccia, e il ringraziamento al
donatore lo esprima un altro. Ma
spesso noi “deleghiamo” altri all’adorazione, in modo inconsapevole, ma
succede. * Occorre
invece essere dei protagonisti nella lode e nel ringraziamento; occorre non
aspettarsi nulla dal fratello vicino, anche se questo è più pronto di noi! Occorre, in conclusione, offrire “del
nostro” e non appoggiarsi all’offerta di un altro. Abbiamo ricevuto una grazia
e una salvezza “personali”? Ringraziamo personalmente e direttamente chi ce
l’ha data. Fidarci o contare sull’offerta di un altro ... forse non è del tutto
onesto, e in fondo in fondo vi si potrebbe vedere anche una punta di ipocrisia. * Il
fatto di partecipare come spettatori ad una riunione di adorazione, spesso
forse non significa adorare. Non necessariamente è richiesta la nostra
espressione pubblica, ma quella strettamente nostra, quella intima nel rapporto
di comunione con Dio, quella è necessaria. Siamo
qui per portare la nostra offerta al Signore, “il frutto delle nostre labbra
che confessano il Suo nome”; è la nostra offerta, quindi dobbiamo privarci di
qualcosa, è un sacrificio .... ma quanto ha fatto Cristo per ciascuno di noi? L’esempio del re Davide * C’è un
episodio nella Scrittura che riguarda il re Davide, anziano e ormai prossimo
alla fine dei suoi giorni terreni. Il suo popolo aveva combattuto contro i
Filistei e aveva vinto. Israele aveva attraversato dei periodi di prova come
tre anni di carestia, ma anche questi erano stati superati (queste vicende le
potete leggere alla fine del 2° Samuele). * Successivamente
Davide eleva al Signore dei canti di riconoscenza (cap. 22 e 23) che sono anche
riportati nel Salmo 18. Si tratta di inni di lode e di riconoscenza a Dio per
le benedizioni ricevute, particolarmente commoventi perché espressi alla fine
dalla sua vita che aveva voluto dedicare e consacrare a Dio. * Ma la
situazione subisce una svolta inaspettata: dopo aver ricordato un lungo elenco
degli uomini più valorosi al servizio del re Davide, dei quali se ne esaltano
le qualità, e descrivendo i numerosi aiuti ricevuti da Dio durante le azioni di
costoro, ecco che proprio Davide, il re condottiero di questi suoi capi e
generali, incappa in una disavventura. * Leggiamo
in 2 Samuele il capitolo 24 -
........................................................................... * A
Davide dunque viene proposto di fare un censimento nel suo paese per avere
un’idea delle sue risorse militari. Il censimento e la sfida di Dio a Davide * Possiamo
farci alcune domande: Perché era un peccato fare un censimento? Perché Dio stesso lo ordinò a Davide? Vediamo
di dare delle risposte. Intanto in 1 Cronache 21:18-26 ci viene descritto lo
stesso episodio con qualche altro dettaglio che vedremo più avanti. Ma in 1
Cronache 21:1 viene precisato chiaramente che - 1 - Satana
stesso incitò Davide a fare il censimento. Tuttavia non c’è contraddizione con
2 Samuele 24:1, infatti sembra evidente che Dio permise al diavolo di
influenzare il re Davide, con lo scopo di realizzare i Suoi divini piani (così
dicono i commentatori). * Abbiamo
considerato, come del resto viene sottolineato da Davide stesso nei suoi inni,
l’indispensabile aiuto di Dio, sia nelle battaglie che nella descrizione degli
uomini più valorosi. Ma forse Davide, sì proprio il re Davide, se ne era
dimenticato, provocando l’ira del Signore. L’idea del censimento, ossia il
conteggio delle risorse umane sul quale poteva contare il re, fu subito
accettata da Davide (il quale dimenticò che il popolo apparteneva a Dio e non a
lui). * Fu
chiaramente una sfida di Dio a Davide, perché Egli voleva metterlo alla prova;
ma il re peccò per mancanza di fede. Davide voleva “contare” i suoi guerrieri,
voleva sapere su quale esercito poteva disporre, voleva conoscere le sue
“forze”, dimenticando quelle che poteva ricevere da Dio, e che aveva sempre ricevute
nel passato. * A cosa
poteva servire allora il censimento? La risposta la dà il generale Joab a
Davide, che così si espresse (vers. 3): “Il Signore, il tuo Dio, renda il
popolo cento volte più numeroso di quello che è, e faccia sì che gli occhi del
re possano vederlo! Ma perché il re, mio signore, prende piacere nel far
questo?”. Il
pensiero di Joab era condiviso anche dai capi dell’esercito, ma a nulla valsero
le sue parole accorate, perché il re aveva dato un ordine e l’ordine doveva
essere eseguito. L’idea del censimento aveva proprio accecato il re! * Notiamo
ancora che l’operazione doveva essere la più completa possibile, cioè dal nord
dove c’erano i possedimenti della tribù di Dan (alta Galilea), sino al sud
nella zona di Barsheba (bassa Giudea). Veramente il re voleva avere un
resoconto completo delle sue risorse umane! * L’operazione
durò quasi dieci mesi e finalmente Davide fu reso consapevole che poteva
contare su un esercito di un milione e trecentomila uomini “forti, atti a
portare le armi”. Una forza d’urto notevole per quei tempi. Il re
Davide poteva veramente stare tranquillo e sicuro. Il peccato del re * Passò
forse del tempo .... ma poi Davide comprese il suo peccato. Era stato
proprio accecato dall’idea del censimento. * L’errore
di Davide però è comune ancora oggi: il peccato rende l’uomo insensibile e gli
toglie la facoltà di ragionare. Dio viene quasi sempre dimenticato e posto in
una posizione secondaria. E questo succede a volte anche a noi credenti, perché
quando siamo nella prova e nel bisogno sovente la prima cosa alla quale
pensiamo è la considerazione delle nostre forze, e non quelle che possiamo
ricevere da Dio confidando in Lui. La fiducia nel Signore è importante: ricordiamo
quel bellissimo versetto del Salmo 118:8 “E’ meglio rifugiarsi nell’Eterno, che
confidare nell’uomo”. Davide
quindi si pentì, forse tardivamente, ma poi finalmente lo fece. La punizione di Dio * Il
Signore ascoltò il pentimento di Davide, ma mise il re nuovamente alla prova;
Egli voleva che Davide comprendesse realmente la gravità della sua mancanza di
fede. Fu un
fatto inusuale, perché Dio propose a Davide, tramite il profeta Gad, di
scegliere una di queste tre prove che sarebbero state inflitte al popolo: - sette
anni di carestia - - tre
mesi di fuga rovinosa davanti al nemico incalzante - - tre
giorni di peste - Davide
non scelse nulla; disse solo “che era meglio cadere nelle mani di Dio, perché
le sue compassioni erano immense, che non nelle mani degli uomini”. * Il
Signore ascoltò le parole di Davide e inflisse al suo popolo il castigo più
breve, anche se tremendo: tre giorni di peste. Questa prova terribile colpì
tutto il paese, dal nord al sud, e morirono 70.000 persone. La potenza di Dio
si manifestò ancora: il potenziale esercito censito da Davide poteva in breve
tempo essere annientato: ecco cosa sono le risorse umane di fronte alla grandezza
di Dio. * Ma la
misericordia del Signore fermò la peste, perché Dio accettò il pentimento di
Davide. - 2 - L’invocazione del re Davide * Davide,
ormai perfettamente conscio del peccato di mancanza di fede, pentito veramente,
cominciò a pensare al suo popolo travagliato dalla peste, ed allora così invocò
Dio e la Sua misericordia: “Sono io che ho peccato, sono io che ho agito da
empio! Queste pecore che cosa hanno fatto? La Tua mano, Signore, si volga
dunque contro di me ......” * Ecco
la coscienza di Davide nuovamente in grado di agire: il re si assume tutte le
responsabilità davanti a Dio, e vuole pagare al posto del popolo. Ecco una
leale attribuzione di colpa: personale, non collettiva e, finalmente, il rapporto
individuale con Dio viene ristabilito. * Questa
è un’altra lezione per noi: quando sbagliamo, e purtroppo succede spesso,
prendiamoci le nostre responsabilità di fronte a Dio, chiediamo il Suo perdono
... senza attribuire ad altri gli errori che abbiamo commesso noi! L’aia di Arauna (o Ornan) * C’è
ora l’episodio finale, il più significativo per noi. Il profeta Gad suggerisce
a Davide di erigere un altare al Signore nell’aia di Arauna, un proprietario
terriero della Giudea. In questo luogo, situato sul monte Moriah, sarebbe poi
sorto il Tempio di Salomone, come è detto in 2 Cronache 3:1. Davide dunque
ubbidì prontamente e salì ai possedimenti di Arauna. Quest’ultimo era intento nei suoi lavori agresti nell’aia, quando
vide il re andargli incontro. La sua sorpresa fu certamente grande e si inchinò
ai piedi di Davide, dimostrando tutta la sua gioia per quella visita inaspettata. * Davide
gli indicò lo scopo della sua visita e gli manifestò l’intenzione di acquistare
la sua possessione per fare un’offerta al Signore. Ma Arauna, per fare un gesto
di devozione al re, gli offrì tutto gratuitamente. La bella risposta del re Davide * Ma
Davide così gli rispose: “No, io comprerò
queste cose per il loro prezzo e non offrirò al Signore, al mio Dio, olocausti
che non mi costino nulla!” E in 1
Cron. 21:24, nel passo analogo, è detto: “Io non offrirò al Signore ciò che
è tuo”. Nota - L’apparente contraddizione sul prezzo
pagato da Davide può essere spiegata così: 2 Samuele 24:24 - Davide pagò 50 sicli di
argento, ma solo per l’acquisto dell’aia e dei buoi per il sacrificio. 1 Cronache 21:25 - Davide pagò 600 sicli
d’oro (una cifra notevole), ma per tutta la possessione di Ornan. *
Davide offrì quindi veramente qualcosa di sua proprietà. E in questa circostanza egli
assunse la figura di Gesù, il quale offrì se stesso, affinchè l’ira di Dio
fosse placata verso gli uomini
peccatori. Una offerta personale * L’esempio
di Davide, che volle dare a Dio un’offerta sua, e non quella di un altro, è
significativo per noi. Anche noi siamo venuti qui per offrire qualcosa di
nostro, e non certamente per assistere all’offerta di altri fratelli. Penso che
Davide ci aiuti a saperci comportare e a convincerci che dobbiamo dare al
Signore un’offerta sincera, onesta e personale. * Siamo
dei veri adoratori? Ricordiamo che la
nostra offerta personale deve essere data a Dio in tutte le nostre
manifestazioni di adorazione: nei messaggi, nelle preghiere, nelle nostre
espressioni comuni .... (come ad esempio il canto: esso è comune come
esecuzione, ma è personale se si pensa a quanto si dice, se si fanno proprie le
parole di lode e di ringraziamento in esso contenute, se lo si esprime col
cuore e non solo con le labbra). Infine
anche “Amen” che noi pronunciamo insieme, non dev’essere una consuetudine, ma
un’approvazione convinta. * Il
Signore voglia fare in modo che questo sia il nostro culto: celebrazione del
nome del Signore, adorazione e lode a Lui, ricordo di quanto abbiamo individualmente
ricevuto attraverso il sacrificio di Cristo. Mario Valente
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