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"Così la fede viene dall’udire e l’udire si ha per mezzo della Parola di CRISTO." Romani 10:17 | contattaci 011280304 torna a studi |
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La visione globale e “l’anello” - Spesso noi parliamo dell'ultima cena che Gesù consumò con i
suoi, in modo staccato e frammentario, esaminando i vari episodi della stessa e
le frasi dette dal Signore Gesù in quella circostanza in modo analitico. Certamente
riceviamo dei grandi insegnamenti, consolazioni ed esortazioni. Ma penso ci sia anche un altro modo per esaminare
quell'avvenimento, ed è quello globale. Cosa fece e cosa disse Gesù in quella occasione? Vedremo,
dopo questo esame, che gli atti e le parole di Gesù assumono una
concatenazione ed una logicità che forse non avevamo potuto osservare prima.
Inoltre questa sequenza di affermazioni e concetti, basilari per i figli di
Dio, si chiude, in un certo senso ad “anello”: ossia termina nello stesso punto
in cui inizia, quasi a significare una completezza e una totalità di insegnamenti. Il mezzo – La risposta a Toma
Leggiamo
Giov. 14:6 "Io sono la via, la verità e la vita....". Gesù
pronuncia queste parole rispondendo alla domanda di Torna del vers. 5
"....come possiamo sapere la via?”
E’ questa la domanda che un
giorno ci siamo rivolti, ed è la domanda che pronuncia l’uomo del mondo. “Io
sono la via....” risponde Gesù precisando
ancora"... nessuno viene al Padre se non per mezzo di me". Sappiamo quindi che cosa significano queste
parole: Gesù è il "mezzo" per giungere a Dio, per accedere alla presenza
del Padre celeste. L'unione – L’esempio della vite e dei tralci
Giov.
15:1 a 5 - "lo sono la vera vite, e il Padre mio è il vignaiolo…..
Io sono la vite, voi siete i
tralci. Colui che dimora in me e nel
quale io dimoro porta molto frutto; perché senza di me non potete fare nulla”. Ecco un
esempio meraviglioso della “unione” con Cristo. E’ una unione reciproca: noi in
Lui e Lui in noi. Così dev'essere la vita del credente. La dimora è veramente il luogo dove si vive, dove si passa il tempo, dove ci si riposa. Non è un semplice domicilio, forse definito da una targhetta col nome. No, è una dimora, e la nostra dimora deve essere Cristo. Non basta essere cristiani per definizione, ma occorre esserlo di fatto, dimostrando coerenza per la fede che abbiamo professato. L'affidamento a Dio da Cristo
Giov.
cap. 17 - Ecco alcune richieste elevate
al Padre da Gesù durante l'ultima cena,
nella sua preghiera sacerdotale. In esse
viene manifestato “L’affidamento” a Dio dei discepoli di Gesù. Cristo
stesso ci presenta a Dio e chiede a Lui di aiutarci. Vers. 11
- "Padre santo, conservali nel tuo
nome". Vers.
12 -"Quelli che tu mi hai dati li ho anche custoditi". Vers.
15 - "Non li togliere dal mondo, ma preservali dal maligno". Vers.
17 - "Santificali nella verità; la
tua Parola è verità". Vers.
21 - "Che tutti siano uno". Vers.24
- "... dove sono io, siano con me quelli che tu mi hai dati, affinché
vedano la mia gloria..." Questa
sequenza di richieste non si riferisce perfettamente alla nostra vita di
cristiani? E se noi realizziamo queste
cose, non è perché siamo stati affidati a Dio da Cristo stesso? La presenza divina assicurata dallo Spirito Santo
Dio
risponde immediatamente alla preghiera di Cristo, procurando un mezzo per
essere sotto l'affidamento dell'Eterno: "La continua presenza divina in
noi", ossia il Consolatore, lo Spirito Santo. Giov.
14:16-18 - “Il Padre vi darà un
Consolatore che stia con voi sempre.... non sarete orfani”. Giov.
15:26 - "Lo Spirito della verità che procede dal Padre testimonierà di
me". Giov.
18:8 "Lo Spirito Santo convincerà il mondo di peccato, di giustizia e di
giudizio". Giov. 16:14 – “Lo Spirito Santo mi glorificherà,
perché prenderà del mio e ve lo annunzierà". Ricordiamo
ancora che, prima di ascendere al cielo, Gesù dirà "Lo Spirito Santo vi
darà potenza" (Atti 1:8). Ecco
quindi il segreto dei credenti: in loro c'è la presenza di Dio, il loro corpo è
il Tempio dello Spirito Santo. Analizzando
attentamente le parole di Gesù sullo Spirito Santo pronunciate durante l'ultima
cena, apprendiamo che esso sarà "per sempre" con i figli di Dio, che
esso "testimonia" di Cristo, cioè della verità, che esso è
"spinta" e "mezzo di testimonianza nel mondo”, che
"convince" il mondo di peccato, quindi lo porta alla conversione, e che infine esso
"parla" ai credenti della gloria di Cristo. La prova di noi stessi: un confronto continuo con
la volontà di Dio
Il
quadro meraviglioso tracciato dalle parole di Gesù durante l'ultima cena
subisce però un brusco impatto con la realtà e col peccato, quando Cristo accenna al tradimento che dovrà
subire. Giov.13:21-22"....
in verità vi dico che uno di voi mi tradirà... I discepoli si guardavano l'un
l'altro……” Si
tratta senza dubbio di una affermazione drammatica e grave. Cerchiamo di
immaginarci la scena, lasciando da parte la figura del traditore Giuda che
lascia il convito scomparendo nella notte (ed era notte anche nel suo cuore);
soffermiamoci invece sugli altri discepoli: la prima reazione fu di stupore,
certamente. Ma subito dopo subentrò in
loro un altro sentimento: sicuramente e con immediatezza ciascuno di loro fece
un rapido esame di coscienza. Com'è la mia vita? Potrei mai essere io a tradire
il Signore? Forse pensavano in questo
modo.... quante domande .... e quante silenziose risposte! Si guardavano
smarriti, ma intanto "provavano se stessi". 1 Corinzi
11:28 – “Or provi l'uomo se stesso, e così mangi del pane e beva del calice”.
La facciamo anche noi questa prova, fratelli, non solo quando ci accostiamo ai
simboli, ma in ogni momento della nostra vita? E’ un confronto importante: la nostra
vita reale di fronte alla volontà del Signore. E quante volte dobbiamo chiedere
perdono a Dio per le nostre insufficienze, per le nostre deviazioni ! Provare noi stessi è una azione continua che
il credente deve svolgere sotto la guida dello Spirito Santo. Se ci troviamo in
difetto, la prima cosa è quella di confessare la nostra mancanza al Signore per
ottenere il suo perdono. Ma questa regola di vita cristiana non viene anche
definita "santificazione"? Il ricordo oggi – La gioia domani
Matteo
26:26-29- "Ora, mentre mangiavano, Gesù prese del pane….." La rammemorazione fu una istituzione
inaugurata da Cristo durante l'ultima cena, e che durerà per tutta l’eternità,
come dice il testo. Attualmente
ha un significato solenne di ricordo, durante la lode e l'adorazione. Nel cielo
avrà un significato di comunione felice col Signore per tutta l'eternità. Notiamo ancora che il Signore è presente in
spirito in mezzo a noi, nel cielo sarà presente a tavola con noi nella realtà.
Sarà tutto diverso in questo convito futuro, dove regnerà un'atmosfera di pace
e di allegrezza eterna. E anche il
vino.... sarà diverso: “lo berrò nuovo”. Le relazioni cristiane – L’amore reciproco
disinteressato e l’amore di Dio per noi
Giov.
13:4-5 - “Si levò da tavola, depose le sue vesti, prese un asciugatoio e se ne cinse. Poi mise
dell'acqua in un catino e cominciò a lavare i piedi ai discepoli, e ad asciugarli....” Giov.13:14-15
- “.... anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Vi ho dato un
esempio, affinché anche voi facciate come ho fatto io”. Giov.
13:34-35 - “Io vi dò un nuovo comandamento: che vi amiate gli uni gli altri. Come io vi
ho amati, anche voi amatevi gli uni gli altri. Da questo conosceranno tutti che
siete miei discepoli....”. Ecco
un'altra serie di lezioni da quest’ultima cena del Signore: la correzione reciproca espressa dal fatto di
"lavarci i piedi gli uni con gli altri”, quindi una reciproca manifestazione di umiltà nella mutua
correzione; e la manifestazione di amore reciproco, che è testimonianza per gli
altri. Umiltà
ed amore, qualità che spesso difettano in noi. In un'altra parte della Scrittura
c'è l'esortazione a "pregiare altrui più che se stesso". Ma non penso che occorra dilungarci ancora su
questi argomenti, perché le parole e l'esempio di Cristo parlano da soli. Vorrei
solo notare che Gesù definisce il comandamento dell'amore come
"nuovo". Perché? Intanto lo paragona al suo amore per i suoi,
e questo è veramente grande per noi. Ma non solo, l'amore fraterno è una forma
di testimonianza. “Da questo
conosceranno che siete miei discepoli”. Abbiamo mai pensato che non amandoci
diamo cattiva testimonianza? Comprendiamo allora perchè è un comandamento
nuovo? La promessa
Giungiamo
ora alla chiusura "dell'anello". Giov. 14:2-4 - "Nella casa del Padre mio ci sono
molte dimore.... io vado a prepararvi un luogo. E quando sarò andato e vi avrò
preparato un luogo, tornerò e vi accoglierò presso dl me, affinché dove sono
io, siate anche voi; e dove io vado sapete anche la via”. "La
promessa della casa celeste". Sono queste le meravigliose parole di Cristo
che cementano la nostra speranza e che accennano alla vita futura nei cieli
presso di lui per tutta l'eternità. Ma ci
fanno pensare anche le parole "dove io vado sapete anche la via",
perché noi credenti sappiamo qual è questa via: per mezzo di essa raggiungeremo
la gioia eterna. Non lo
sapeva ancora Toma, come abbiamo visto all'inizio, e Gesù gli risponde “Io sono
la via.….”. La chiusura dell’anello
L'anello
si è chiuso; percorrendolo abbiamo visto tutta la vita dei figli di Dio nei
loro rapporti con l'Eterno. Tutto
questo traspare dagli episodi e dalle parole di Gesù durante l’ultima cena. Ma
allora, non è stata una benedizione per ciascuno di noi esaminare questo fatto
anche da un punto di vista globale? Veramente
la Parola del Signore è una fonte inesauribile di insegnamenti. Ricordiamo
gli argomenti accennati in questa analisi: - Gesù
si presenta come mezzo per accedere al Padre. - Gesù
vuole la nostra unione con lui. - Gesù
ci affida a Dio. - Gesù
ci promette la presenza di Dio per mezzo dello Spirito Santo. - Gesù
ci induce a fare continuamente la prova di noi stessi, per proseguire nella
santificazione. - Gesù istituisce
il ricordo del suo sacrificio. - Gesù
ci insegna quali e come devono essere le nostre relazioni fraterne. - Gesù
ci promette l'eredità celeste. Il
Signore voglia assisterci e predisporre i nostri cuori all'adorazione. ^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^ Mario Valente
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