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"Così la fede viene dall’udire e l’udire si ha per mezzo della Parola di CRISTO." Romani 10:17 | contattaci 011280304 torna a studi |
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IL NOSTRO IMPEGNO
SOCIALE (Il buon Samaritano –
Luca 10:25 a 37) L'ambiente
in cui viviamo Lo vediamo e
lo ascoltiamo ormai tutti i giorni. il mondo è pieno di violenze, di egoismo.
C'è stata recentemente una guerra vicino a noi, ci sono stati dei massacri
eseguiti in nome di una pulizia etnica, c'è ancora un forte odio razziale, c'è
la chiusura di frontiere che impedisce di aiutare chi è nel bisogno. Esistono tentativi di opere benefiche a
favore dell'umanità, ma contemporaneamente anche "embarghi", c'è la
fame (di cui c'è disinteresse), ci sono le carestie, c'è la povertà. Quindi i
tentativi umanitari finiscono per fallire miseramente. Questo è
purtroppo il mondo che ci circonda. Il
dottore della legge La sua
domanda: "Chi è il mio prossimo?" - è ingenua o tendenziosa? Cercava
giustificazioni di fronte agli altri, oppure era la domanda di un egoista
ipocrita? Era comunque la domanda di un conoscitore della legge, il quale
avrebbe dovuto conoscerne bene la risposta, se non si fosse fermato al suo
rigido formalismo, e se avesse analizzato i contenuti della legge rnosaica. Infatti
la prima parte della legge riguardava i rapporti tra gli uomini e Dio -
"Ama il Signore Iddio tuo" (peraltro prescrizione dimenticata,
formalizzata e contraffatta). La
seconda parte riguardava i rapporti tra gli uomini - "Ama il tuo prossimo
come te stesso" (ma venne, e viene ancora, disattesa nel modo più esteso).
La
parabola Il
luogo: la strada da Gerusalemme a Gerico era in forte pendenza, tra montagne
aride, piene di caverne, nascondiglio di pastori, animali e anche di
malintenzionati. Ricordo
di aver percorso questa strada con una certa emozione, ma anche con un certo
timore: sotto i miei piedi si aprivano veri e propri abissi profondi centinaia
di metri. Non c’era traccia di vita: veramente un luogo selvaggio ed
inospitale. Nel
racconto di Gesù un viandante viene assalito: i briganti lo spogliano (ossia lo
derubano), lo feriscono e lo lasciano mezzo morto. Ma
i "pirati della strada e i rapinatori" ci sono ancora oggi: non è
cambiato nulla. Ecco
le persone che passano casualmente per quella via (forse avevano del tempo a
disposizione): a)
Un
Sacerdote, un religioso, un rappresentante del clero. I sacerdoti erano
discendenti di Aronne, che dovevano essere gli intermediari tra gli uomini e
Dio, che offrivano sacrifici e profumi, che insegnavano la legge e che
consultavano il Signore per conto degli uomini. b)
Un Levita,
rappresentante di una casta privilegiata e nobile per discendenza. I leviti
discendevano da Levi, figlio di Giacobbe. Si dichiararono dalla parte di Dio
dopo l'idolatria del vitello d'oro, e furono scelti per il servizio al Tempio
al posto dei primogeniti. Questi
rappresentano senza dubbio le religioni, i riti, i partiti, i nobili, il vecchio
Patto, la legge, i sacrifici. Ma anche il formalismo ipocrita, le correnti
ideologiche e politiche, le apparenze pietistiche e forse anche umanitarie. Ma
che fanno? Vedono, e passano oltre, il più lontano possibile: sul "lato
opposto" della strada. Sono insensibili ai lamenti e alle grida del
ferito. Ecco
come si comporta l'egoista: cerca di stare il più lontano possibile dai
problemi degli altri, fa finta di nulla, cioè di non sapere e di non vedere. Il buon Samaritano
Per
quella strada passa un Samaritano in viaggio. I Samaritani erano solitamente
malvisti e mal considerati dai Giudei. Verso di loro si nutriva antipatia e un
forte campanilismo. Questi
sentimenti non sono per nulla nuovi per noi oggi. Lo
spostamento di questo Samaritano aveva forse uno scopo, forse aveva degli
impegni a Gerico o in altri luoghi vicini, infatti sarebbe tornato per quella
via. Forse non aveva tanto tempo a disposizione. Ma aiutò il ferito. Notiamo
la sequenza delle sue azioni: -
Vide il
ferito - Non fece come gli altri che fecero finta di non vederlo. -
Ne ebbe
pietà - Quest'uomo aveva finalmente un cuore sensibile ai problemi degli
altri. -
Si accostò
- Quindi non passò dall'altra parte della strada. -
Fasciò le
sue piaghe - Iniziò quindi un'opera di soccorso. -
Versò sulle
piaghe olio e vino - Cioè i medicinali in uso a quei tempi: unguento e
disinfettante. Queste sostanze erano sue, quindi iniziò ad usare delle cose di
sua proprietà per soccorrere quel malcapitato. -
Lo mise
sulla sua cavalcatura - Lo sistemò nel modo migliore per il trasporto, e lui
forse andò a piedi. -
Lo portò in
un albergo - La sua opera di soccorso non era ancora terminata, perché diede la
possibilità a quell'uomo di trovare un tetto e un ambiente accogliente per
potersi riprendere. -
Prese cura
di lui - Probabilmente il ferito fu assistito durante tutta la notte dal
Samaritano. -
Il giorno
dopo pagò due denari all'oste della locanda, in modo che fossero prestate altre
cure al ferito. -
Promise
all'oste il rimborso di eventuali altre spese - Il Samaritano pensò anche al
futuro di quel poveretto. -
Promise di
ritornare - Per rendersi conto ulteriormente della sorte del ferito. Era
un Samaritano, appartenente ad un popolo disprezzato aspramente dai Giudei,
eppure ricambiò col bene l'antipatia nutrita nei suoi riguardi. L'insegnamento
riguarda la nostra disponibilità verso gli altri: leggiamo Giacomo 2:15-16 : "Se un fratello o una sorella non
hanno vestiti e mancano del cibo quotidiano, e uno di voi dice loro: Andate in
pace, scaldatevi e saziatevi - ma non date loro le cose necessarie al corpo, a
che cosa serve?” E
ancora in 1 Giovanni 3:17-19 : "Se qualcuno possiede dei beni di
questo mondo e vede suo fratello nel bisogno e non ha pietà di lui, come potrebbe
l'amore di Dio essere in lui? Figliuoli, non amiamo a parole né con la lingua,
ma con i fatti e in verità. Da questo conosceremo che siamo della verità e
renderemo sicuri i nostri cuori davanti a Lui”. Da
queste parole comprendiamo chiaramente come dobbiamo comportarci. Chi
è il prossimo Romani 13:8 - "Non abbiate altro
debito con nessuno, se non di amarvi gli uni altri, perché chi ama il prossimo
ha adempiuto la legge”. Gesù
chiese al dottore della legge chi fosse il prossimo, ed il colto Giudeo non
potè negare la giusta risposta di fronte all'evidenza del racconto di Gesù. L'insegnamento
base della parabola è espresso dalle ultime parole di Gesù al dottore della
legge: "Va' e fa tu la stessa cosa". E noi come ci comportiamo? C'è
una certa reticenza ad osservare questo comandamento, siamo sinceri, anche da
parte nostra (non parliamo poi del comportamento del mondo a questo riguardo). Chi
è per noi il prossimo? I fratelli (e solo loro), i nostri compaesani, i nostri
connazionali ...... oppure tutti gli
uomini? L'amore
conosce forse frontiere e confini? Il
buon Samaritano che manifesta il suo amore in Giudea per uno sconosciuto ci
insegna molto sul comportamento che dovremmo avere. Il nostro impegno sociale e la
nostra disponibilità
Qual è il
nostro impegno sociale'? E' facile dire che noi siamo soltanto chiamati a
testimoniare, ma cosa significa "amare il prossimo"? "Noi siamo nel mondo,
ma non siamo di questo mondo".
La non appartenenza a questo mondo non ci esime però dall'interessarci dei
problemi che in esso esistono. Troppo spesso, a mio avviso, queste parole
vengono prese alla lettera, ed allora si resta inerti ... e finiamo per
assomigliare un po' al sacerdote e al levita della parabola. Io
penso che la nostra posizione debba essere "attiva" nella società che
ci circonda, ossia dobbiamo veramente essere il "sale della terra".
Cosa significa? Non penso proprio che si limiti solo alla testimonianza, ma
anche "all'amore per il prossimo", cioè all'aiuto verso chi è nel
bisogno. Chiediamo a
tutti quei credenti che hanno operato e operano ancora a favore del Burkina
Faso, dell'Albania, della Croazia, della Romania e della Serbia: portando solo
l'evangelo a chi era nella prova forse avrebbero fatto poca strada, certamente
occorreva anche l'aiuto materiale! A
volte mi chiedo: perché l'impegno sociale è a volte così poco sentito? Non è
forse un modo per mettere in pratica il comandamento di amare il prossimo?
Spesso ci trinceriamo sul concetto che noi dobbiamo soprattutto evangelizzare,
e questo è giusto, ma quale valore può avere un Nuovo Testamento donato a
qualcuno che muore di fame? Queste
mie perplessità sono scaturite dall'esperienza che ho potuto acquisire in
questi ultimi anni, durante i viaggi eseguiti nella ex Jugoslavia. Quei poveri
profughi dei campi di Karlovac, di Backi Petrovac e di Novi Sad, avevano
bisogno di tutto, avevano perso ogni cosa durante le guerre. Grazie a Dio ebbi
la possibilità, con altri fratelli, di dare loro qualcosa di utile, come cibi e
coperte. Dopo ricevettero anche porzioni della Parola di Dio, ma se avessimo
dato solo queste ultime non avremmo risolto nulla. Sono
quindi convinto che anche gli aiuti sociali sono importanti; spesso essi
precedono e preparano gli aiuti spirituali. Considerate ad esempio l'iniziativa
presa dai nostri fratelli albanesi per aiutare i profughi deI Kosovo. Quali
sono le nostre opere sociali? Ben poche a dire il vero! In
1 Timoteo 5:8 leggiamo l'esortazione di aiutare "in primo luogo quei di
casa tua", e questo è giusto. Ma
notiamo con attenzione: c'è scritto "in primo luogo" non
"soltanto!" Vorrei
fare ancora un'altra osservazione. Spesso ciò che ci frena nell'aiuto sociale,
in casi di calamità, è la scarsa sicurezza sulla reale destinazione dei
soccorsi. In effetti c'è un fondo umanamente logico di verità in questa perplessità;
infatti in tanti casi non tutto è giunto a chi ne aveva bisogno, ma ci sono
stati sciacalli ed approfittatoci che si sono appropriati indebitamente di
quanto era invece destinato ad altri. Ho
detto che questo è vero, ma ... non è a volte una scusa per non fare nulla? Penso
ancora che la nostra generosità sia ben poca cosa di fronte ai reali bisogni
causati da una calamità, ma non c'è il Signore che esamina il nostro cuore e
che moltiplica le nostre deboli risorse? (Vedi la moltiplicazione dei pani -
Matteo 14:13-2 1). Anche
i due spiccioli della vedova dovrebbero farci rifletterel (Marco 12:41-44). E
poi perché non preghiamo il Signore affinché i nostri doni giungano veramente
alla giusta destinazione? "Mio è l'argento e mio è l'oro" dice il
Signore in Aggeo 2:8. Le
nostre ricchezze sono Sue e quindi Egli ne fa ciò che vuole e le destina a chi
vuole. La conclusione è che il Signore esamina il nostro cuore di donatori, non
la quantità delle offerte, oppure se esse giungono a chi ne ha effettiva
bisogno. Se
un dono è fatto veramente con sincerità e con uno spirito di amore verso il
prossimo, certamente Dio farà giungere l'aiuto nel posto giusto e alle persone
giuste, senza impedimenti di sorta. Il
buon Samaritano "si fida" dell'oste, quando riparte dopo avergli
affidato il ferito. Cari
fratelli, l'insegnamento di questa parabola è veramente importante per noi. La posizione del ferito
Facciamo
ancora qualche altra considerazione su quel malcapitato. Era
a terra, spogliato, mezza morto, bisognoso di aiuto. Anche noi a volte forse ci
siamo trovati nelle stesse condizioni e avevamo bisogno degli altri. E
forse dei fratelli che conoscevano la nostra situazione, sono "passati
dall'altra parte della via". Sono constatazioni amare, ma a volte si
fanno, purtroppo. Ma
cosa dice la Parola di Dio? Leggiamo Matteo 7:12 : “Tutte le cose che voi
volete che gli uomini vi facciano, fatele anche voi a loro”. La
conseguenza è dunque questa: se sono stato aiutato sarà più disponibile ad
aiutare, oppure : desidero essere aiutato? Prima devo portare il mio aiuto agli
altri. Considerate
quel ferito della parabola: forse non aveva mai aiutato nessuno, e certamente
non nel modo in cui fu aiutato. Forse però cambiò il suo atteggiamento da quel
momento in poi; forse sarà stato più indotto ad aiutare gli altri. Cosa
impariamo quindi quando siamo aiutati dagli altri fratelli? Perché questa parabola ?
Gesù
vuole abbattere le barriere etniche, sociali e razziali. Per
questo sceglie un Samaritano in Giudea. Per
questo si rivolgeva alla Samaritana, donna peccatrice, al pozzo di Giacobbe. Per
questo disse: “Voi mi sarete testimoni in Gerusalemme,
in Giudea, in Samaria e fino all'estremità della terra”. Immersi come siamo nell'ambiente che ci
circonda e nella sua mentalità, spesso anche noi ci mettiamo a considerare i
nostri confini politici, la nostra etnia, la nostra lingua, e cosi via. Ma l'insegnamento
dei Signore non è questo. Non devono esistere barriere, né alla testimonianza e
nè all'aiuto sociale. Conclusione
Un'ultima
domanda: Cosa fece il ferito per meritarsi l'aiuto ? Nulla, assolutamente
nulla. (Proprio
come noi nei riguardi di Cristo.) In
Matteo 22:37-38-39 c'è l'affermazione di Gesù sul "gran comandamento"
: “Ama il Signore Dio tuo con tutto il tuo
cuore, con tutta la tua anima e con tutta la tua mente il secondo comandamento,
simile a questo, è: Ama il tuo prossimo come te stesso " Fermiamo
la nostra attenzione sulle parole "simile a questo" : amare il
prossimo è importante quindi come amare Dio! Noi
non metteremmo mai in discussione se dobbiamo amare Dio, ci mancherebbe altro! Ma
amare il prossimo a volte ci crea dei problemi. Poi, se dobbiamo amarlo come
amiamo noi stessi, i problemi si fanno ancora più grandi. Per
il Signore però queste due manifestazioni di amore hanno lo stesso valore,
perché sono simili ! Certamente
ora ci appare nel suo significato più intenso e più chiaro l'insegnamento di
questa parabola. Qual è la frase più importante del brano che abbiamo
esaminato? Chiaramente
quella detta in chiusura dal Signore Gesù al dottore della legge. Ma
quelle parole sono rivolte soprattutto anche a noi oggi: VA' E FA TU LA STESSA COSA! Mario Valente
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