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"Così la fede viene dall’udire e l’udire si ha per mezzo della Parola di CRISTO." Romani 10:17 | contattaci 011280304 torna a studi |
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FILIPPO E LA GUIDA DELLO SPIRITO
Atti
1:8 dà la descrizione anticipata dello sviluppo dell’Evangelo: In Gerusalemme,
In Samaria, per tutta la terra. E' un comandamento e una profezia
contemporaneamente. Lo Spinto Santo
è il trascinatore che fornisce la potenza necessaria, e la guida per compiere
l'opera del Signore. Vediamo
dove si esplica e come si manifesta la potenza dello Spirito: nell’assemblea,
in pubblico nel mondo, in privato, in famiglia. Non solo, ma l’attività di un
servitore dei Signore, e in questo caso Filippo, si distingue in quattro fasi:
la preparazione, la predicazione9 la conversazione privata,
l’esempio. Vediamo dunque queste quattro fasi. In assemblea – la preparazione. Atti
6:1-6 - I diaconi, di cui Filippo faceva parte, dovevano dare buona
testimonianza, dovevano essere ripieni di Spirito Santo1 e dovevano
essere pieni di sapienza. Penso che l’esercizio pratico di queste qualità sia
stato un buon tirocinio per Filippo. Notiamo ancora come le tre caratteristiche
siano strettamente collegate tra di loro: la buona testimonianza si può dare se
si ha la pienezza dello Spinto, ossia se non lo si soffoca. L'applicazione
pratica dl queste cose nella vita è saggezza. E circa quest'ultima qualità
notiamo che negli Atti non si parlerà più di problemi materiali, quindi
possiamo pensare, senza tema di sbagliare1 che veramente il Signore
abbia trasmesso la sua saggezza a questi uomini. E questo è molto importante
per il mantenimento della pace in una assemblea. Notiamo
ancora che le tre qualità: buona testimonianza, pienezza dello Spirito,
pienezza di sapienza, hanno molta affinità e corrispondenza con: amore,
esercizio dei doni e compiere ogni cosa per l’utile comune. Quando infatti si
esercita l'amore in modo concreto, cioè non solo a parole, viene data una buona
testimonianza "Da questo conosceranno che siete miei figli: che vi amate
gli unì gli altri”. E quando
si lascia lavorare lo Spirito Santo che è in noi senza impedimenti, allora si
esercitano i doni che lo stesso Spirito ci ha dato. In tale caso la nostra
attività sarà in benedizione per gli altri, ossia per l'utile comune. E questo
significa avere saggezza, e significa anche che dobbiamo richiederla in
preghiera al Signore. Tutto
questo ci insegna il diaconato di Filippo nella sua chiesa di Gerusalemme. Ma
ci dice anche che la sua attività fu una preparazione guidata dallo Spirito per
tutta l'opera che svolse in seguito. L'attività
pubblica di Filippo e la
predicazione. Filippo
certamente si era fallo apprezzare nella sua chiesa; ma un giorno parte e va in Samaria per predicare la Parola
della Verità (Atti 8:4-8,12). Filippo
era divenuto un missionario vero e proprio, ma prima aveva dimostrato le sue
qualità nella chiesa di appartenenza. Quindi non va in Samaria ... allo sbaraglio,
ma parte con l’appoggio di tutta la sua comunità. Filippo predica al
Samaritani, cioè un popolo disprezzato
dai Giudei. Ma il diacono non fa discriminazioni, come il Signore non le ha
mai fatte con noi. Oggi facciamo anche noi delle discriminazioni quando ci
accingiamo ad evangelizzare? Gesù aveva già parlato ai samaritani, ed aveva
detto delle cose importanti; ricordiamo il discorso dl Gesù alla donna accanto
al pozzo di Giacobbe. Filippo forse ne sta raccogliendo i frutti. La
Parola non riporta le argomentazioni di Filippo in Samaria, ma ce ne fornisce
solo la parte essenziale: il titolo. Non avvenne come era successo per Pietro e
come sarebbe successo per Stefano e per Paolo, cioè la descrizione dei loro
discorsi. No, per Filippo la Bibbia dice solo il tema: Cristo. Questo dimostra
anche l’umiltà di Filippo, che, probabilmente, non era un grande oratore; ma ci indica soprattutto, e questo è un
grande insegnamento per noi, la proprietà e la centralità del messaggio. Era
un argomento preciso, che andava diritto allo scopo. Comprendiamo che Filippo era guidato veramente dallo Spirito
Santo. E quale
fu il risultato dell’opera di Filippo? (Atti 8:8) "Una grande
allegrezza". Filippo quindi era apportatore di allegrezza. Anche noi
possiamo portare allegrezza e gioia quando annunziamo la Buona Novella, o buona
notizia. In questo mondo pieno dl notizie cattive, ecco la possibilità di buone
nuove. Le buone notizie recano gioia, e il messaggio di Cristo agli uomini per
la loro salvezza, se viene accettato, porta sempre una grande gioia. La conversazione privata. Atti
8:26-39- Anche in questo episodio lo Spirito Santo riveste un ruolo essenziale.
Lo Spirito ordina a Filippo di andare a Gaza, in un deserto a circa 150
chilometri di distanza dalla Samaria, cioè in una regione completamente
diversa. L'obbedienza
pronta di Filippo alla voce del Signore ci indica la sua umiltà; anche il
credente è chiamato a volte da Dio a lavorare lontano dagli occhi degli uomini.
In questo caso: in un deserto ! Ma
c'era un'anima da salvare, e questa era la cosa importante per il Signore. Noi a volte ci lamentiamo che
nelle nostre riunioni siamo in pochi, ma quale sacrificio compiamo per cercare
qualcuno bisognoso della Verità, e quindi riempire le nostre chiese? Gaza,
una via deserta; cosa si può fare in
una via deserta? Pietro nel giorno della Pentecoste aveva predicato o tante
persone .... C'erano altre vie per andare a Gaza, ma a Filippo fu ordinato di
prendere quella deserta. "E Filippo, levatosi, andò". Intraprese
questo lungo spostamento a piedi attraversando da nord a sud quasi tutta la
Palestina. Sulla
via deserta di Gaza c'era un personaggio straniero, senza dubbio un pagano, di
razza nera. Era un eunuco, quindi inviso dai Giudei, i quali davano molta
importanza alle differenze somatiche e razziali. In questo caso però si
trattava di una persona influente, perché era un ministro, un funzionario della
regione di Candace, cioè forse l’odierna Etiopia. Era
andato a Gerusalemme per adorare, e questo per la verità ci sorprende un
po'; tuttavia, nonostante tutte le sue
più buone intenzioni, l’etiope era in errore. Ricordiamo le parole dette da
Gesù alla donna samaritana: "I veri adoratori adoreranno Dio in spirito e
verità". Non c'era quindi bisogno di fare tanti chilometri, e addirittura
cambiare continente (dall'Africa all'Asia), per andare in un luogo particolare
per adorare il Signore. Ma Dio aveva così disposto anche per lui. Il
ministro dl Candace però andava via da Gerusalemme completamente insoddisfatto.
Aveva dimostrato un notevole sentimento religioso, ma questo non gli bastava. Aveva
però fatto in Giudea un acquisto importante: aveva comprato il rotolo del libro
del profeta Isaia. Forse gli era co- stato una cifra enorme, ma questo non gli
importava. E lo leggeva durante il viaggio, mentre era seduto sul suo carro1
che procedeva lentamente sulla via del ritorno. Leggeva ad alta voce, ma non
comprendeva ciò che era scritto: era insoddisfatto. Sapeva di avere tra le mani
un oggetto di valore, ma era infelice. Questo
carro che procede lentamente sotto il sole per una strada deserta, sembra
proprio il simbolo dell'insoddisfazione umana1 e dell’inutilità
degli sforzi dell’uomo per elevare la sua mente e il suo cuore verso
valori più alti di quelli comuni. C'era
il deserto quindi anche nel cuore dell'etiope; anch'egli aveva scelto la via
deserta di Gaza per il ritorno, forse per avere una maggiore tranquillità, ma
il Signore aveva in serbo per lui delle rivelazioni straordinarie. Dio aveva
preparato Filippo per l’incontro con l’etiope. E Filippo, si trovava in quel
momento poco distante dal carro dei ministro, leggermente più indietro. Il Signore aveva un piano meraviglioso per la
salvezza di questo personaggio di colore. Così lo
Spirito comandò a Filippo di correre e di raggiungere il carro, e il diacono,
come sempre, ubbidì. Questa
piccola corsa è un esempio per noi; corriamo ad annunziare la Parola, oppure
vogliamo farlo stando comodi? C'è uno sforzo da fare quando dobbiamo ubbidire
al comandamento “Voi mi sarete testimoni..." E
Filippo corse per raggiungere quel carro :
figura dei credenti che devono "correre" per raggiungere altri
uomini nel mondo. Quando
Filippo fu accanto ai carro, udì l’etiope che leggeva il libro di Isaia. Ma era
talmente incomprensibile per lui quel testo, che lo leggeva ad alta voce, forse
per riuscire a capire un po’ di più quelle frasi per lui oscure. Filippo allora
gli chiese: "Comprendi ciò che leggi?”
Ma dalla risposta dei ministro di Candace si comprende la sete di
conoscenza dei suo cuore insoddisfatto: "Come posso capire se non c'è
nessuno che mi spiega7' Oggi
forse nel mondo c'è qualcuno che ci cerca, ci attende per avere spiegazioni. E'
amara la frase dell'etiope; non è vero che c'è sempre contrasto o persecuzione:
c'è ancora chi ci attende e ci invita a salire sul suo carro accanto a lui per
avere delle spiegazioni. Come fece l’etiope quando invitò Filippo accanto a
lui. E in
questo episodio continua il piano meraviglioso di Dio. Un'altra
"coincidenza", ma preparata
da Dio; l’etiope leggeva il passo di
Isaia 53:7-8, il brano profetico più significativo sul sacrificio di Cristo. E
il ministro chiedeva "Chi è mai costui?”.
Era andato sino a Gerusalemme per adorare, ma chi? Anche quelli che ci circondano a volte lo
fanno, ma non lo sanno... Ed ecco
il messaggio di Filippo1 rispondendo alla domanda, gli presentò
Gesù, un solo tema, un solo argomento. Non pronunciò discorsi filosofici, ma
semplicemente gli annunciò Gesù. Il
Signore apre ancora un’altra via e prepara un'altra coincidenza: l’acqua
battesimale. Come poteva esistere dell'acqua in un luogo desertico? Ma in
questo caso ... c'era, e l’etiope può rendere la sua testimonianza di fede col
battesimo. Il carro si fermò e l’etiope e Filippo scesero in acqua. Notiamo la
fede e l'abbassamento dei ministro di Candace, di fronte al suoi
servitori. Ma ora egli era ricco in
tutti i sensi e poteva trasmettere agli altri questa sua ricchezza "con
gioia". Poteva continuare il suo viaggio tutto allegro, perché finalmente
aveva compreso Anche
la nostra vita continua come il viaggio di quel carro, ma il nostro cuore dopo l’incontro con
Cristo, cambia. E
Filippo? Era stato condotto dallo Spirito per avere quella conversazione sulla
via deserta dl Gaza, ed ora, a missione compiuta, viene rapito dallo Spirito
per servire il Signore altrove. C'è molto da imparare da questo figlio di Dio. L'esempio in famiglia. Atti 21:8-9 - Il modo di agire
di Filippo aveva certamente portato dei buoni frutti e delle buone conseguenze,
In primo luogo nella sua casa. Ecco le caratteristiche della sua famiglia a
Cesarea: l’ospitalità e la completa dedicazione al Signore. Infatti Filippo
accoglie Paolo e i suoi compagni di viaggio per molti giorni. E’ dimostrato
nuovamente l’amore in modo pratico, e non si tratta di parole, ma di fatti
concreti. La Scrittura parla spesso dell'argomento dell'ospitalità e i
riferimenti a questo dovere cristiano sono molto numerosi. Citiamone alcuni: -
Raccomandazione per praticare l’ospitalità - Romani 12:13. -
L'ospitalità, caratteristica dei credenti - I Timoteo 3:2 e 5:1 0. -
Promesse di benedizioni per chi ospita - Ebrei 13:2. -
Ricompensa anche per chi offre solo un bicchiere d'acqua - Matteo 10:42. -
Cristo considera praticata verso lui stesso l’ospitalità offerta ai suoi - Matteo
10:40. -
L'ospitalità è un privilegio: vedi l’esperienza dei due di Emmaus - Luca 24:32. Filippo,
anziano ormai di anni e di esperienza, aveva una famiglia spiritualmente
attiva; certamente il suo esempio aveva lasciato il segno. Il vecchio diacono
aveva quattro figlie che profetizzavano, cioè nelle loro conversazioni con le
altre persone annunziavano ciò che li Signore aveva loro rivelato. Infatti
proprio questo è il significato del dono di profezia; è un dono dello Spirito
Santo, mediante il quale si fanno partecipi gli altri di quanto li Signore ha
rivelato a noi. E chi profetizza produce:
Edificazione, esortazione, consolazione - I Corinzi 14:3. La
figura di Filippo quindi è piena di insegnamenti per noi, nelle diverse
circostanze dalla nostra vita, perché la sua è una vita spesa bene al servizio
del Signore. Perché questo possa avvenire occorre servirsi della guida dello
Spirito Santo. Lo abbiamo ricevuto da Dio in dono al momento della nostra
conversione, è la nostra potenza nascosta, perché non servirsene? Filippo,
durante tutta la sua vita, se ne servì e ciò fu in benedizione per la sua
chiesa, per il suo prossimo, per i suoi interlocutori singoli,
per la sua famiglia. Mario Valente
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