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"Così la fede viene dall’udire e l’udire si ha per mezzo della Parola di CRISTO." Romani 10:17 | contattaci 011280304 torna a studi |
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LA CHIESA
ATTRAVERSO I SECOLI PRIMA PARTE: Dai tempi apostolici all’alba della Riforma
1. INTRODUZIONE 1.1.
Importanza per i cristiani della storia della Chiesa attraverso i secoli La
storia della Chiesa ci mostra, attraverso i secoli, l’azione dello Spirito di
Dio assieme al contrasto operato dall’avversario. Essa acquista grande valore
per la spiegazione del presente, che può venir meglio compreso quando si abbia
una conoscenza sia pur minima di ciò che è già successo. In 1 Corinzi 10:6,11
Paolo ci ricorda che gli avvenimenti passati devono servirci per evitare di
ripetere gli stessi errori commessi prima di noi. Nel passato molti dei
problemi che oggi ci assillano hanno già dato luogo a discussioni e scelte che
sarebbe bene non ignorare. E alla luce della storia si potrebbero comprendere
meglio anche i differenti credi e i differenti comportamenti delle varie
correnti cristiane di oggi. A volte però si tende a stabilire un disinvolto corto circuito tra i tempi attuali e i
tempi apostolici, ignorando di proposito i duemila anni di storia della Chiesa.
Sarebbe utile invece che il cristiano imparasse a conoscere le linee principali
della nascita e dello sviluppo del Cristianesimo, quasi come conosce le verità
bibliche. Allora si sentirebbe parte di quel corpo di Cristo che comprende, con
Paolo, anche Clemente, Policarpo, Bernardo di Chiaravalle, Agostino, Valdo,
Francesco, Lutero, Calvino, Wesley, Carey, Booth e tanti altri. Chi
studia la storia della Chiesa infatti non potrà più manifestare un denominazionalismo provinciale. Egli
avvertirà il senso di unità del vero corpo di Cristo attraverso i secoli.
L’incontro con i giganti del suo
passato spirituale e la coscienza di quanto egli sia loro debitore lo
renderanno umile. E allora diventerà più
tollerante verso quanti dissentono da lui su elementi non essenziali, ma
che, come lui, accettano le grandi dottrine fondamentali della fede, quali la
morte espiatrice e la risurrezione di Cristo. 1.2. Premessa sul significato del termine “Chiesa” Prima di addentrarci nell’esame
dello sviluppo del Cristianesimo attraverso i secoli, sarà bene chiarire alcuni
concetti sul significato del termine “Chiesa”, attingendoli dal Nuovo Testamento. “Chiesa”
deriva dalla parola greca "ekklesìa, che veniva usata per indicare le
assemblee di popolo convocate dall'araldo (cfr. Atti 19:32,39, dove si parla
del tumulto di Efeso: la parola usata nell'originale greco è appunto ekklesìa, che la Nuova Riveduta traduce
"assemblea"). Il significato etimologico di questa parola greca è
"chiamato fuori". La
parola “chiesa” compare per la prima volta nel Nuovo Testamento in Matteo
16:18, nell'episodio della Confessione di
Pietro. Gesù dice al discepolo: "Tu sei Pietro, e su questa pietra
edificherò la mia chiesa, e le porte dell'inferno non la potranno
vincere". Il termine compare ancora due volte in Mt 18:17, mentre non si
trova negli altri tre Vangeli. La
parola “chiesa” è usata in Atti 5:11 e 8:1,3 per indicare i primi credenti
di Gerusalemme, quelli che in Atti 2:41 sg. sono definiti "coloro che
avevano creduto, che erano stati battezzati, che stavano insieme, che rompevano
il pane nelle case". (N.B. La
Diodati ha in Atti 2:47 la parola "chiesa", mentre la Nuova Riveduta
ha "comunità". In realtà la parola "ekklesìa" manca in
questo versetto nei manoscritti greci più antichi). In Atti 11:26 ci si
riferisce alla chiesa di Antiochia, dove per la prima volta
"i discepoli furon chiamati Cristiani"; la comunità locale di
Antiochia è espressamente chiamata "la chiesa che era in Antiochia"
in Atti 13:1. Il concetto delle varie chiese locali è chiaramente presente in
Atti 14:23: "Dopo aver designato per loro degli anziani per ciascuna
chiesa...”. In Atti 20:17 leggiamo che Paolo "da Mileto mandò ad
Efeso a chiamare gli anziani della chiesa". Nel successivo v.28
l'Apostolo raccomanda agli anziani di “pascere
la chiesa di Dio, che Egli ha
acquistata con il proprio sangue". Esaminando il contesto, non sembra che
in quella circostanza Paolo volesse chiedere agli anziani di Efeso di
esercitare il ministero di pastori al di fuori della comunità locale. Di
conseguenza, il termine "Chiesa di Dio" fu applicato al singolo
raggruppamento di credenti di Efeso, nel quale tuttavia veniva raffigurata
la Chiesa Universale. Il
concetto di “Chiesa” nel suo significato universale viene sviluppato
nelle epistole. Ecco alcuni esempi: "Io ho perseguitato la Chiesa di
Dio", dice Paolo ai Corinzi (1 Corinzi 15:9). (Sappiamo che Paolo
desiderava distruggere tutti i discepoli del Signore e che quando fu folgorato
si stava recando a Damasco). "Iddio ha dato Cristo per capo supremo alla
Chiesa, che è il corpo di Lui" (Efesini 1:22,23). "La Chiesa è
sottomessa a Cristo" (Efesini 5:24). "Cristo ha amato la Chiesa"
(Efesini 5:25). "Cristo farà comparire la Chiesa gloriosa davanti a
Sé" (Efesini 5:27). Dice Paolo a Timoteo: “'Tu devi sapere come
bisogna comportarsi nella casa di Dio, che è la Chiesa del Dio vivente, colonna
e sostegno della verità" (1 Timoteo 3:15). Su
chi è fondata la Chiesa ? In contrapposizione al già citato passo di Matteo
16:18, utilizzato dai cattolici per asserire che la Chiesa fu fondata su Pietro,
esaminiamo alcuni altri passi. Paragonando la Chiesa ad un edificio, Paolo
dice: "Nessuno può porre altro fondamento che quello già posto,
cioè Cristo Gesù" (1 Corinzi 3:11). Sempre usando il paragone
dell'edificio, Paolo scrive agli Efesini: "Voi siete stati edificati sul fondamento
degli apostoli e dei profeti, essendo Cristo Gesù stesso la pietra
angolare, sulla quale l’edificio intero, ben collegato insieme, si va
innalzando per essere un tempio santo nel Signore" (Efesini 2:20,21).
Pietro stesso raccomanda ai suoi lettori di "accostarsi a Gesù, la pietra
vivente e preziosa", e di lasciarsi edificare su di essa come altrettante
pietre viventi, per formare una "casa spirituale" (1 Pietro 2:4,5). 2. LA CHIESA NELL’ANTICHITA’ 2.1.
Il Cristianesimo e l’Impero Romano La nascita della prima Chiesa Cristiana si colloca a
Gerusalemme, il giorno della Pentecoste, probabilmente nell'anno 30 (Atti 2:37
sg.). Il termine "Cristiani" fu usato per la prima volta, come abbiamo
già detto, ad Antiochia (Atti 11:26). I dettagli sulle comunità cristiane del
periodo apostolico sono deducibili dall'esame degli Atti degli Apostoli, delle
Epistole e dell’Apocalisse. Si tratta di cose note sulle quali non riteniamo di
doverci soffermare in questo studio. Vorremmo solo ricordare che quelle
comunità erano afflitte da tutta una serie di problemi, dei quali, quando si
parla di modello di chiesa neotestamentaria,
dovremmo per lo meno tenere conto. Quando il Cristianesimo si affacciò nella storia, la metà
occidentale del mondo conosciuto dagli antichi si trovava ordinata nell'Impero
Romano. In principio lo stato romano non si preoccupò del Cristianesimo. Dal
punto di vista dei Romani, che erano politeisti, non c'era quasi nessuna
distinzione tra Cristiani ed Ebrei, e d'altronde il giudaismo era una
"religione ammessa". Questo stato dì cose cambiò a partire dalla
spaventosa persecuzione neroniana in Roma, che seguì al noto incendio della
città nell'anno 64. Dal punto di vista del diritto romano, il “cristiano” prese
ad essere considerato un “reo politico”, poiché per tutti gli abitanti
dell’Impero, esclusi i Giudei, era un dovere la partecipazione al culto
imperiale. Ovviamente, i Cristiani si rifiutavano di venerare l'imperatore e di
invocare le divinità statali, e ciò costituiva un reato politico. Va ricordata in modo particolare la terribile
persecuzione dei Cristiani sotto l'imperatore Domiziano (81-96), che pretendeva
il titolo di "nostro Signore e nostro Dio". Sono poi da ricordare con orrore le terribili
persecuzioni dell’imperatore Decio (250 circa) e dell’imperatore Diocleziano
(303-305). Era piuttosto facile accusare i Cristiani. Nei casi di
grandi sciagure, come inondazioni, terremoti, siccità, epidemie, i pagani
ravvisavano in queste la punizione mandata dagli dèi perché si tolleravano i
Cristiani, e presto risuonò il grido: "I Cristiani ai leoni!".
Durante il processo ai Cristiani, i funzionari statali cercavano di persuadere
gli accusati al rinnegamento del Cristianesimo. Se questo avveniva, essi
venivano subito assolti e liberati; se invece persistevano nella loro fede,
venivano condannati a morte (decapitazione, rogo, lotta con le fiere nel
circo), oppure, nel migliore dei casi, ad una pena a vita (deportazione nelle miniere). 2.2. Il Cristianesimo diventa Religione
dell'Impero. La
svolta si ebbe sotto l’imperatore Costantino (306-337), quando, con l'Editto di Milano del 313, si passò dalla persecuzione violenta dei Cristiani
alla tolleranza (che dopo poco si
trasformerà in privilegio). Questo evento, indubbiamente positivo, ebbe però
come conseguenza l’offuscamento di quella carica spirituale che aveva animato i
martiri durante le persecuzioni.(Ricordiamo a tal proposito il detto di
Tertulliano: “Il sangue dei martiri è il seme della Chiesa”). Inoltre, occorre
tener presente che circa dall'anno 200 era maturata una sorta di istituzionalizzazione nell’ambito del
Cristianesimo. Si erano cioè venute a formare delle forme ecclesiastiche stabili, con parecchi gradi di cariche, confessioni
di fede e teologie ad esse connesse. Così, quando Costantino emette il suo
Editto, si trova di fronte all'organizzazione capillare del Cristianesimo, con
una struttura rigida e centralizzata.
E’ la "Chiesa" intesa come organizzazione ecclesiastica, che gli
storici definiscono come “Chiesa Veterocattolica", cioè “Chiesa Cattolica
Antica”. (Ricordiamo che il termine “Cattolica” significa “Universale”). In
parte questa trasformazione va attribuita alla necessità di opporsi in modo
compatto alle eresie, di cui parleremo fra poco. Comunque, si assiste ad un
graduale trasferimento alla Chiesa
del tipo di amministrazione imperiale:
provincia dell'impero = provincia della Chiesa, metropoli della provincia =
sede del metropolita. La Domenica, per esempio, diventa giorno di riposo statale. Si opera un notevole sincretismo con le pratiche ed i riti
pagani. Cioè, quando grandi schiere di pagani entrano a far parte della Chiesa
(conversioni di facciata), sono assorbite dal Cristianesimo ufficiale anche
molte idee e pratiche del paganesimo greco-romano (candele, processioni, incenso).
Così succede che il politeismo pagano
sopravvive, travestito da culto cristiano. Le divinità locali pagane sono
sostituite dai santi cristiani (venerazione dei santi, delle reliquie, delle
immagini, pellegrinaggi ai luoghi "sacri", culto della Vergine
Maria). Il calendario viene arricchito con varie feste religiose. Per esempio,
nel quarto secolo, la festa di Natale del 25 dicembre viene a sostituire la
festa pagana del solstizio d'inverno, cioè la festa del dio Sole. I
primi cristiani si adunavano di solito in abitazioni private. Dopo Costantino,
cominciano a comparire magnifiche "chiese", a gara per grandezza e
bellezza con gli antichi templi pagani. Per
avere un’idea più precisa dell’introduzione progressiva nel Cristianesimo di
certe pratiche che oggi riteniamo eminentemente cattoliche, possiamo considerare quanto segue: - il culto dei santi ebbe origine nel secondo
o terzo secolo; - il papato romano, l'adorazione di Maria, il
culto delle immagini nel quinto secolo; - il monachesimo nacque con Benedetto da
Norcia nel sesto secolo; - la dottrina del Purgatorio risale a Gregorio
Magno, alla fine del sesto secolo, e fu poi solennemente ribadita nel Concilio
di Trento (sedicesimo secolo); - il dogma della transustanziazione e
l'obbligo della confessione auricolare risalgono al tredicesimo secolo, - la preghiera del rosario ebbe origine nel
tredicesimo e, nell'attuale forma, nel diciassettesimo secolo; - la dottrina dell'infallibilità del papa fu
elevata a dogma nel 1870; - il dogma dell’Assunzione di Maria fu
proclamato nel 1950. 2.3. La
lotta alle eresie Nel
Cristianesimo dell'antichità, oltre alle "ombre", dobbiamo saper
riconoscere anche le "luci". Non dimentichiamo che tra le strutture
di quell'organizzazione gerarchica e politicizzata erano certamente inglobati innumerevoli "veri credenti",
le pietre viventi di cui è formata la Chiesa di Dio. Per discutere di problemi
dottrinali ed ecclesiastici, i Vescovi si ritrovavano in periodiche riunioni
(Sinodi o Concili), le cui decisioni dovevano valere come suggerimenti dello
Spirito Santo. Quando questi Sinodi si estesero a tutto l'impero (dopo
Costantino), presero il nome di Concili Ecumenici ( da “oikoumene” = tutta la
terra). Tra
le eresie (dottrine false) del Cristianesimo dei primi secoli ricordiamo: - lo Gnosticismo; sorta di dottrina mistica
che negava l'identità tra il Dio dell'A.T. e quello cristiano. Derivava le sue
concezioni dal dualismo orientale. - l'Arianesimo; prende il nome dal
presbitero alessandrino Ario. La disputa è attorno alla parità di essenza di
Cristo con Dio Padre. Ario non negava che Cristo fosse il "Logos", ma
considerava il Logos come la prima delle creature, e non lo faceva eterno come
il Padre. Suo oppositore fu Atanasio, anch'egli vescovo di Alessandria. Quando
fu riconosciuta la piena divinità di Cristo, la dottrina della omousia (omousia = unità di essenza) fu
estesa anche allo Spirito Santo, e sorse così il dogma ecclesiastico della Trinità. - il Monofisismo;
questa dottrina sosteneva che in Cristo c'era una sola natura, quella divina.
Risultato della disputa fu l'affermazione (dogma) delle due nature in Cristo (451). A
questo punto fu evidente per i credenti ed i teologi che le dispute dottrinali
non si potevano più risolvere con la sola ragione. Negli ultimi due casi
citati, la lotta dogmatica finì con un mistero per la ragione: un solo
essere divino e tre persone; due nature ma un solo Cristo. 2.4. I "Padri della Chiesa" I più eminenti studiosi (teologi) cristiani antichi sono
noti col titolo onorifico di "Padri della Chiesa". Il nome di “Padre della Chiesa” trova le sue origini nel
nome “padre” dato ai Vescovi, soprattutto in Occidente, per esprimere
affettuosa lealtà, e che venne usato sempre maggiormente dal terzo secolo in
poi per indicare i campioni dell’ortodossia della Chiesa e gli esponenti della
sua fede. Lo studio della vita e delle opere di questi uomini, la maggioranza
dei quali visse nel periodo che va dalla fine dell’età apostolica al Concilio
di Calcedonia (451) viene indicato col nome di patrologia o patristica. Senza poterci addentrare nei dettagli, citiamo alcuni
nomi: Clemente Romano, Giustino Martire, Clemente Alessandrino, Origene,
Tertulliano, Cipriano, Atanasio, Eusebio; e, in modo particolare, questi altri
tre: Ambrogio, (m.397), vescovo di Milano, formidabile predicatore; Girolamo
(m.420), il più grande erudito tra i Padri della chiesa (tradusse la Bibbia in
latino dalle lingue originali ebraica e greca, nella versione nota come
"Volgata"); Agostino (m.430), definito "il più importante
dottore della chiesa tra Paolo e Lutero" (elaborò la dottrina del peccato
e della grazia; tra le sue opere sono da ricordare "Le Confessioni" e
"La città di Dio"). 3. IL
CRISTIANESIMO NEL MEDIOEVO 3.1. La
“conversione" al cristianesimo dei popoli germanici e slavi Accanto
alle invasioni barbariche, la cristianizzazione di alcuni popoli barbari,
come i Visigoti, i Vandali, i Burgundi, gli Ostrogoti, seguita poi dagli
abitanti della Britannia e della Scozia, infine dagli Ungari, dai Polacchi e
dagli Scandinavi, dai Bulgari e dai Russi, fu dal V al X secolo un fenomeno di imponenza eccezionale.
Oggi siamo portati a dubitare e sorridere di queste "conversioni" di
massa. Sappiamo infatti che l'adesione alla Chiesa da parte dei capi, talvolta
evidenziata col rituale del battesimo celebrato in gran pompa, era dettata da
ben meditati calcoli politici. I popoli seguivano poi passivamente le scelte
dei loro capi. Quanti furono fra loro i
credenti veri, quelli personalmente conquistati e cambiati dal Vangelo, non
ci è consentito sapere. La storia riferisce le vicende dei potenti e delle
masse; gli umili restano nell'ombra. 3.2. Il
Papato Il primo vescovo di Roma che si può chiamare
"papa" è Leone I Magno (440-461). Egli formulò in modo reciso e
coerente la teoria del primato papale, giustificandola con la "successione apostolica" ed
appoggiandosi a vari passi evangelici (Matteo 16:18; Giovanni 21:15-17; Luca
22:32). (A Leone I va attribuito il grande merito di essere riuscito a fermare
Attila e gli Unni sul Mincio, nell’anno 452). In
seguito i papi affermarono il potere
temporale (possesso legittimo di territori) giustificandolo con la
cosiddetta "Donazione di Costantino", rivelatasi in seguito un falso.
Anche Carlo Magno (incoronato nell’anno 800 imperatore del Sacro Romano Impero), senza rendersene conto, contribuì a
sviluppare ulteriormente il potere papale. Quando il papato fu coinvolto nelle
lotte della nobiltà romana, furono gli imperatori tedeschi ad intervenire a suo
favore. Si manifestò subito però una divergenza sulle nomine ecclesiastiche (il
papa e l'imperatore accampavano entrambi il diritto di nominare i vescovi o i
rettori delle abbazie). Fu quella la "Lotta
per le Investiture", di cui l'episodio più noto è quello di Gregorio
VII ed Enrico IV, con l'umiliazione di quest'ultimo a Canossa (1077). Al culmine del Medioevo, il papato aveva raggiunto una
incomparabile pienezza di potenza e una
straordinaria coscienza della sua forza. Secondo una espressione di Innocenzo
III (1198-1216), il papa è, sì, "più piccolo di Dio", ma è "più
grande di ogni uomo”. Egli non è solo il successore
di Pietro, ma è anche il governatore
della terra per conto di Cristo e di Dio. Giudica tutti ma non può essere
giudicato da nessuno. Nei suoi atti ufficiali è impeccabile e infallibile. 3.3.
L'espansione dell'Islam e le Crociate A
partire dal VII secolo gli arabi islamici cominciarono a conquistare le
province della Siria, dell'Egitto e dell'Africa Settentrionale. Si consumò
così, senza grandi violenze, la più grave
catastrofe che abbia colpito la cristianità. Nei secoli successivi l'Islam
si attestò in Sicilia e conquistò anche la Spagna. Dalla penisola iberica
l'Islam fu poi respinto dopo una lotta secolare che si concluse con la caduta
di Granada, nel 1492. Per
più di 750 anni il baluardo del Cristianesimo contro l'Islam era stato l'Impero
Romano d'Oriente, con capitale Costantinopoli. Ma anche Costantinopoli cadde,
sotto i colpi di Maometto Il, nel 1453. Nel
culmine del Medioevo la cristianità occidentale tentò con poderose "crociate" (8 in tutto, dal 1096 al
1270), di togliere all'Islam la "Terra Santa" e le altre terre del
Mediterraneo orientale. I motivi politici
ed economici di fondo evidentemente prevalsero sulle magniloquenti
motivazioni di facciata, del tipo "Dio lo vuole!". Ma, malgrado
incalcolabili sacrifici, il tentativo di sottrarre quei territori agli Islamici
non ebbe successo durevole. 3.4. I
"Secoli bui" e il Monachesimo Furono quelli tempi assai difficili per la gente comune.
I soprusi e gli egoismi dei ricchi affondavano i poveri nella più tremenda miseria (è l’epoca dei
"servi della gleba"). L'ignoranza
era pressoché generale e la superstizione
dilagava. Quanto alla Bibbia, fondamento della fede cristiana, il popolo
analfabeta sapeva forse solo che esisteva, e la considerava un libro dotato di
strani poteri. Le sue storie venivano talvolta spiegate ai fedeli convenuti sul
sagrato mediante scene riprodotte nei bassorilievi delle facciate delle chiese
("Biblia pauperum" = Bibbia dei
poveri). Ma in questo immenso deserto di ignoranza e di miseria, viene in
evidenza e si espande il più straordinario fenomeno religioso, sociale e
culturale del Medioevo: il Monachesimo.
In Italia il primo monastero fu quello di Montecassino, fondato da Benedetto da
Norcia nel 529. La regola stabilita da Benedetto era "ora et labòra”,
cioè “prega e lavora”. Sono notevoli le benemerenze che i monasteri ebbero in
campo economico e sociale. Ma soprattutto essi ebbero l'enorme merito di salvare e trasmettere ai posteri quel
che rimaneva della cultura antica. E quei monaci, insieme alle opere classiche
(Cicerone, Orazio, Tacito, ecc.) copiarono
e ricopiarono anche gli Scritti Sacri,
con un lungo, paziente e scrupoloso lavoro. E quelli che sono giunti fino a noi
sono proprio i loro manoscritti! Certamente dominava in molti chiostri medioevali l’orgoglio
spirituale, la rozzezza e una desolante superstizione. Ma, d’altra parte, è
derivato dal monachesimo medioevale un considerevole approfondimento ed una
interiorizzazione della vita religiosa. Campione di questa interiorizzazione
(chiamata mistica, da una parola che
significa “chiudere gli occhi”) fu Bernardo di Chiaravalle, nato presso
Digione in Francia e morto nel 1153. La mistica di Bernardo si eleva, per via
della sua esperienza interiore - quella della contemplazione appassionata
- verso il suo oggetto, ossia il Signore, e culmina
nell’unione dell’anima con Cristo, il Logos. Dalle sue prediche emanavano la
pietà, l’unzione, l’umiltà, la viva coscienza dell’indegnità umana e della
trionfante potenza della grazia. Al vertice della pietà medioevale sta il più grande
“santo” del XIII secolo, Francesco d’Assisi (m. 1226). Egli fu
illuminato dal passo dei Vangeli dove Gesù affida la “missione ai dodici”, che
udì leggere durante una funzione religiosa nella chiesa della Porziuncola, e
che costituì poi il suo ideale: l’imitazione di Cristo nella povertà e nella
predicazione errante. Tipico è il suo religioso e lirico senso della natura,
che egli esprime nello stupendo “Cantico
delle Creature”, un capolavoro insuperato, aereo e ardente preludio a tutta
la poesia italiana. (“Laudato sii, mi’ Signore, con tutte le tue creature - specialmente
messer lo frate Sole - il quale reca il giorno e illumina noi. - Ed
egli è bello, e raggiante, con grande splendore: - di Te, Altissimo, porta
significazione...”). A differenza dell’ordine francescano, quello domenicano,
fondato da Domenico di Guzman (m. 1221), nasce esplicitamente con
l’intenzione di servire la Chiesa nella lotta contro le eresie. I domenicani
diffusero con prediche e scritti, nei monasteri affidati alla loro guida e nei
circoli laici cittadini, la religiosità mistica. I centri principali di questa
mistica furono i chiostri domenicani del Reno, specialmente a Colonia e a
Strasburgo. 3.5. Lo
Scisma tra la Chiesa Orientale e quella Occidentale Nel 1054 matura la separazione tra la Chiesa Orientale
(Bisanzio-Costantinopoli) e la Chiesa Occidentale (Roma). I motivi sono:
divergenze politiche, ecclesiologiche e dottrinali. Roma scomunica la Chiesa
Orientale e questa risponde con una contro-scomunica. La situazione di frattura
si accentua in seguito alle Crociate (massacro di cristiani orientali,
saccheggio di Costantinopoli). La scomunica contro la Chiesa Orientale sarà
revocata da Roma solo durante il Concilio Vaticano Il (1965). 3.6. La
"Scolastica" Viene definito "Scolastica" il sapere
ecclesiastico che dominò dall'anno 1100 fino all’Umanesimo e alla Riforma. La
Scolastica abbracciava tutti i rami del sapere medioevale, ma era in primo
luogo Teologia. Era legata
rigidamente ad alcune norme insuperabili (Sacra Scrittura, dogmi) e, in secondo
luogo, alla scienza dell'antichità e specialmente alla filosofia di Aristotele.
Tra i cultori della Scolastica ricordiamo: Anselmo d'Aosta (m.1109), Pietro
Abelardo (m.1142), Tommaso d'Aquino (m.1274), Guglielmo di Ockam (m.1349). Come
modello poetico di dottrina scolastica citiamo la "Divina Commedia"
di Dante Alighieri (m.1321). 3.7. La pietà popolare e il culto nel Medioevo Negli usi popolari si intrecciavano fede e superstizione, poiché la credenza nei diavoli, negli spiriti
maligni, nelle streghe, aveva una straordinaria forza. Le divinità pagane
sopravvivevano, stranamente trasformate, nella fede popolare. L’uomo del
medioevo godeva di un’intensa eccitabilità
spirituale. Si spiegano così le visioni
e i miracoli dei “santi”,
l’entusiasmo per le crociate, gli eccessi dei flagellanti. Le rappresentazioni
delle pene infernali e delle fiamme del purgatorio avevano una tale
incontenibile forza, che era frequente un brusco cambiamento dalla prepotente
gioia di vivere alla rinuncia al mondo e alla incessante preoccupazione per la
salute eterna. Nel culto ufficiale della Chiesa Cattolica furono
annoverati, a partire dal XII secolo, sette sacramenti: battesimo, cresima,
eucarestia, penitenza, estrema unzione, ordine sacro e matrimonio. Di questi,
l’eucarestia e la penitenza erano i più importanti. L’eucarestia (da una parola greca che significa ringraziamento, e che
corrisponde alla “messa”) costituiva il punto dominante di ogni servizio
divino. Essa racchiudeva in sé il mistero
della incruenta ripetizione del sacrificio di Cristo. Il Concilio Laterano del
1215, dopo secoli di discussioni, fissò definitivamente il dogma della transustanziazione: cioè il pane e il
vino, pur mantenendo inalterato il loro aspetto esteriore, si trasformano
miracolosamente nella sostanza del corpo e del sangue di Cristo. Da quel
momento la liturgia della messa divenne una costruzione lussureggiante, in cui
i particolari del rito si susseguono in un incedere maestoso, e dove si
alternano preghiere, antifone, canti, genuflessioni, segni di croce, fino al
momento in cui il sacerdote, pronunciando le parole dell’istituzione della
Santa Cena, compie il miracolo e
offre il sacrificio. Quanto alla penitenza,
ricordiamo che era composta di tre momenti:
pentimento, confessione, soddisfazione (che significava scontare la pena
imposta dal sacerdote). A un certo punto fu introdotto il concetto che la pena
poteva essere sostituita da un’oblazione in denaro per la chiesa (oppure dalla
partecipazione alle crociate, o da un pellegrinaggio a Roma). Questi condoni
delle pene vennero chiamati indulgenze
(ne parleremo più avanti). Il culto dei santi
sorse dalla naturale venerazione che la chiesa antica aveva per i suoi martiri.
A un certo punto si introdusse la convinzione che i martiri della fede, in
virtù del loro eroismo, potevano intercedere presso Dio per i loro fratelli più
deboli e peccatori. Ma la prassi del culto dei santi accolse e sanzionò tutte
le piccole pratiche derivanti dal politeismo soppiantato ma non distrutto. Una
conseguenza fu il culto delle reliquie.
Il VII Concilio di Nicea (787), vietando di celebrare la messa sopra un altare
che non contenesse reliquie, diede un grande impulso alla loro ricerca, al loro
commercio e alla loro falsificazione. Nella prassi ordinaria del cattolicesimo
il culto delle reliquie non si distingue dalla superstizione pagana degli
amuleti. Il culto di Maria
Vergine si riconnette al culto mediterraneo delle dee madri. Ma la dottrina
mariologica ha le sue radici nell’idea dell’incarnazione di Gesù: la “Parola”
che era Dio, è stata fatta carne. La donna che gli ha dato i natali può dunque
dirsi, con un paradosso che non voleva essere irriverente, la “madre di Dio”. 3.8.
L'Umanesimo Nel XIV e XV secolo si diffusero dall’Italia un nuovo
spirito e una nuova mentalità, chiamati "Umanesimo", che miravano
alla rinascita dell'antichità classica nella letteratura e nell'arte. Poeti e
artisti cominciarono a studiare gli antichi e ad imitarli, prima le opere dei
Latini e poi quelle dei Greci. Risorse così, in una certa misura, una visione
"pagana" del mondo. Non dappertutto, però; infatti all'estero i migliori
umanisti dedicarono grande impegno all'opera di rinnovamento della Chiesa. Un
dotto tedesco (Reuchlin, m.1522) regalò alla scienza la prima utile grammatica ebraica, poderoso lavoro
preparatorio per la Riforma. Erasmo da Rotterdam (m.1536) preparò la prima edizione a stampa del Nuovo Testamento in greco (1516). L'Umanesimo però fu incapace di un rinnovamento energico
della Chiesa. Un rinnovamento poteva soltanto venire da una forte religiosità,
non da una raffinata cultura. Inoltre l'Umanesimo non era in condizione di
agire su vaste masse di popolo e doveva, secondo la sua natura, limitarsi alla
piccola cerchia delle persone colte. 3.9. L'Inquisizione La
Chiesa Cattolica dominò per secoli l'area occidentale dell'Europa, scoraggiando
e reprimendo, se del caso, le "deviazioni dottrinali". Quando però
sorsero movimenti religiosi popolari più ampi (Càtari, XI sec.; Valdesi, XII
sec.), vennero messi in atto metodi repressivi di ben altra portata. La
forza di attrazione del movimento Càtaro poggiava, più che su distinzioni dottrinali
di tipo dualistico, sul rigido ascetismo dei suoi "apostoli" e sul
fascino del Battesimo dello Spirito Santo, che assicurava la beatitudine a
coloro che lo ricevevano. I Càtari, a differenza dei Cattolici, respingevano la
venerazione delle immagini dei santi e delle reliquie. Il loro movimento si
diffuse specialmente nella Francia del sud, tra l'alta nobiltà, e nell'Italia
settentrionale. Il Valdismo (da Pietro Valdès) sorse a Lione ("poveri
di Lione"), nell'intento di imitare Cristo e gli Apostoli nella vita
ascetica e nella predicazione. Per loro, legge normativa era la Sacra
Scrittura, che imparavano a memoria e interpretavano spesso in modo letterale.
Oltre che nei territori dove già avevano fatto presa i Càtari, i Valdesi si
diffusero anche in Germania, Boemia, Ungheria e Polonia. La Chiesa Cattolica, a partire da Innocenzo III (m.1216),
si decise ad una lotta repressiva contro questi movimenti, considerati
"eretici". All'uopo fu istituita la "Santa Inquisizione",
una permanente corte papale di "giustizia", per la ricerca e la
condanna degli eretici. I sistemi di processo e le punizioni furono
barbaricamente spaventosi. Con la tortura e i roghi si riuscì così a sterminare
i Càtari e a ridurre quasi a niente i Valdesi, i resti dei quali si rifugiarono
in seguito in Piemonte. (E' da ricordare con orrore la tremenda "Crociata
contro gli Albigesi" - così venivano chiamati i Càtari, dalla città
francese di Albi - 1202-1229). Dal momento che il sistema
dell'Inquisizione si era dimostrato efficace, la Chiesa Cattolica continuò ad
usarlo per secoli, contro ogni forma di opposizione. 3.10. La
decadenza del papato e la corruzione della Curia La situazione morale e spirituale delle gerarchie
ecclesiastiche, verso la fine del medioevo, versava in condizioni di vero
sfacelo. Già bollato spesso da Dante nella Divina Commedia, lo Stato della
Chiesa era ora sceso al livello di un principato italiano. I papi governavano
secondo i loro interessi dinastici a favore dei loro parenti
("nepotismo"), ed esercitavano senza ritegno la politica dell'egoismo
e dei colpi di forza. Nei palazzi dei papi e dei cardinali, oltre alla
politica, era penetrata anche l'avidità dei piaceri e la vita dissoluta. I
compiti ecclesiastici, nel caso che se ne volessero occupare, erano diventati
per i prelati cose di second'ordine. Solo come protettori dell'arte alcuni papi
della rinascenza si sono acquistati meriti durevoli. Ecco qualche dettaglio
degli ultimi papi prima della Riforma: - Niccolò V (1447-1455),
umanista, fonda la Biblioteca Vaticana; - Callisto III
(1455-1458), del casato Borgia, celebre per il "nepotismo"; - Pio Il (l458-1464), del
casato Piccolomini, letterato e mecenate; - Paolo lI (1464-1471),
collezionista di gemme e monete; - Sisto IV (1471-1484),
famiglia Della Rovere, nepotismo sfrenato, partecipa alla Congiura dei Pazzi,
1478; - Innocenzo VIII
(1484-1492), faceva allestire per figli e nipoti feste nuziali in Vaticano; - Alessandro VI
(1492-1503), della famiglia Borgia, padre di Cesare e Lucrezia (il Figlio
Cesare Borgia cerca di mettere insieme un principato in orrende lotte con la
nobiltà romana, e viene lodato dal Machiavelli). Sotto il suo pontificato e per
suo ordine viene martirizzato a Firenze Girolamo Savonarola (1498), che aveva
osato predicare contro la corruzione del papato e della Casa de' Medici; - Giulio lI (1503-1513),
Della Rovere, restaura lo Stato pontificio (sua passione era la guerra), inizia
la fabbrica di S. Pietro, affida a Michelangelo la costruzione del suo Mausoleo
e la decorazione della Cappella Sistina, ordina a Raffaello di affrescare le
“Stanze”; - Leone X (1513-1521),
figlio di Lorenzo il Magnifico, ordina a Michelangelo la facciata e le Cappelle
Medicee in S. Lorenzo a Firenze, ordina collette per la fabbrica di S. Pietro
(vendita delle "indulgenze"). Fu contemporaneo di Martin Lutero. 3.11. Il
traffico delle Indulgenze Riassumiamo per sommi capi la dottina
cattolica delle indulgenze. Secondo
la teologia cattolico romana, la Chiesa rimette il peccato originale mediante il sacramento del Battesimo ed il peccato attuale mediante quello della
Penitenza, quanto alla colpa e alla pena eterna. Ma per i peccati già rimessi
quanto alla colpa e alla pena eterna, rimane una pena temporale da
subire, in questo mondo o nell’altro. Orbene, la Chiesa ha il mezzo di
rimettere anche la pena temporale; questo mezzo è l’indulgenza. Il Canone 911
del Codice di Diritto Canonico la definisce in questi termini: “L’indulgenza è
remissione davanti a Dio della pena temporale dovuta per peccati già perdonati
quanto alla colpa, che l’autorità ecclesiastica, col Tesoro [dei Meriti] della Chiesa,
concede ai vivi per modo d’assoluzione, ai morti per modo di suffragio”. Districarsi
in questo linguaggio non è a tutta prima facile. Occorre intanto liberarsi
dalla convinzione errata che l’indulgenza equivalga al perdono dei peccati.
Essa serve, secondo la Chiesa di Roma, a ridurre le pene temporali. Le pene
temporali sono le penitenze alle
quali il peccatore pentito viene sottoposto in questa vita, oppure che dovrà
subire dopo morto mediante il “fuoco purgatorio” (ossia, nel Purgatorio).
L’azione in favore dei defunti viene definita “suffragio”. (Non entriamo qui
nel merito della dottrina del Purgatorio, che i Protestanti respingono, e che,
come accennato al paragrafo 2.2., risale al sesto secolo). Le
"indulgenze", che ebbero origine nell'alto medioevo, consistevano dunque
nel condono delle penitenze ecclesiastiche, e la loro efficacia si intendeva
estesa anche alle anime purganti dei morti. Le indulgenze si potevano ottenere
("lucrare") in occasione di pellegrinaggi (per es. a Roma), o
partecipando ad iniziative promosse dalla chiesa (Crociate), oppure per mezzo
di un pagamento in denaro. Va da sé che la curia si servì del traffico delle indulgenze
come mezzo per aumentare le entrate. Nel 1514 Papa Leone X (Medici) rilanciò la
vendita delle indulgenze per finanziare la costruzione della Basilica di S.
Pietro a Roma, che assorbiva fiumi di denaro. La giustificazione sul piano
"spirituale", come già detto era che la Chiesa si trovava a dover
amministrare le opere meritorie di Cristo e dei santi, che sono in straripante
abbondanza. Quindi ne poteva legittimamente destinare le "eccedenze"
a favore dei peccatori. Così,
con questa "buona notizia" frotte di banditori si misero a percorrere
l'Europa, spillando denaro alle moltitudini, e dando inconsciamente l’avvio a
quella che in seguito sarà chiamata la Riforma
Protestante. Ecco infatti come andarono le cose. In
quegli anni in Germania, Martino Lutero, un monaco tedesco agostiniano, era
stato colto da crisi spirituale e si era messo a leggere attentamente la Bibbia
(in latino) "scoprendovi" la dottrina della giustificazione per
grazia mediante la fede (i passi più illuminanti per lui furono quelli
dell'Epistola di Paolo ai Romani). Quando arrivarono i banditori del papa a
vendere le indulgenze, in aperto dissenso, Lutero affisse alla porta della
Cattedrale di Wittemberg (in Sassonia) le famose "95 tesi" in cui
contestava le procedure e il valore delle indulgenze. E ciò avvenne nel 1517,
anno che in seguito venne assunto come data convenzionale d'inizio della
Riforma.
Davide Valente, marzo 2000 |