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"Così la fede viene dall’udire e l’udire si ha per mezzo della Parola di CRISTO." Romani 10:17 | contattaci 011280304 torna a studi |
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LA BIBBIA
ATTRAVERSO I SECOLI Significato
del nome "Bibbia" Il
nome Bibbia è stato usato per la prima volta nel Medio Evo e deriva dal greco
"ta biblìa", che significa "i libri", per antonomasia. Con
questa espressione si indicavano i rotoli di papiro o di pergamena che erano
comuni al mondo antico e sui quali si usava correntemente scrivere. In effetti
il termine più usato sia dagli Ebrei che dai primi Cristiani era "Le
Scritture", “la Scrittura” o “la Sacra Scrittura”. Oggi sono usati anche i
termini Antico Testamento e Nuovo Testamento, per indicare le due parti della
Bibbia, molto diverse per ampiezza e contenuto. Il termine italiano
“Testamento” deriva dal latino testamentum,
ma non rende bene l'idea; sarebbe meglio dire "patto" anziché
"testamento”, perché le due parti della Bibbia costituiscono i due
"patti" o piani salvifici di Dio verso gli uomini, ossia quello
"antico", anteriore al Cristianesimo, per il popolo d'Israele, e
quello "nuovo" , per il nuovo popolo di Dio, cioè i Cristiani, la
Chiesa. Struttura
La
Bibbia comprende un gran numero di libri (poco meno di settanta), originariamente
tra loro indipendenti, di carattere vario: storici, poetici, sapienziali,
profetici; alcuni libri sono in realtà delle lettere (epistole). Furono scritti nell'arco di oltre 1400 anni, ovviamente
da un numero molto elevato di autori diversi. Tra loro troviamo profeti,
condottieri, re, sacerdoti, rabbini, medici, pescatori. Pur con questa varietà
di autori umani, la Bibbia presenta una sorprendente unità. Questo è veramente
un fatto che ci dovrebbe far riflettere. Diffusione
Probabilmente
la Bibbia è il libro più conosciuto del mondo; di certo è il più venduto (circa
500 milioni di copie l’anno). La Bibbia è il libro che ha esercitato la più
profonda influenza sull'umanità, infinitamente superiore a quella di qualunque
altro libro sacro di qualsiasi popolo e religione. La civiltà nostra ne è
permeata; l'arte e la letteratura ne hanno tratto, in ogni tempo, materia di
ispirazione. Alcuni dei suoi personaggi sono diventati eroi delle scene o degli
schermi. Le nostre leggi, le istituzioni, la morale, dipendono direttamente o
indirettamente dalla Bibbia. I Cristiani di tutto il mondo hanno fondato le
loro convinzioni e la loro condotta sull'insegnamento della Bibbia. Gli Ebrei
ne continuano ad onorare la parte più antica, l'Antico Testamento, appunto. La
Parola di Dio Il
fatto è che con la Bibbia Dio ha parlato agli uomini. Questo credono, o dovrebbero
credere, i Cristiani. La Bibbia definisce il proprio messaggio indirizzato agli
uomini come proveniente dal di là di loro
stessi. Pietro afferma con chiarezza che "non da volontà umana fu recata mai una profezia, ma mossi (sospinti) da
Spirito Santo parlarono quegli uomini
da parte di Dio”. Non meraviglia perciò sentirlo anche aggiungere che i
profeti non erano in grado di capire
tutte le implicazioni del loro insegnamento. L'origine delle loro affermazioni
si trovava al di là di essi, perché
era in realtà "lo Spirito di Cristo
che... in loro... prediceva le sofferenze destinate a Cristo e le glorie che dovevano seguirle" (2 Pi
1:21; 1 Pi 1:10-12a). Tra i tanti, citiamo l'affermazione di papa Gregorio
Magno (590-605), (quello che riformò il canto sacro, chiamato appunto
"gregoriano”): egli definì la Bibbia "una lettera scritta da Dio agli uomini”. La
formazione del Canone Cànone significa misura, regola, e riguardo alla Bibbia significa quali libri ne
debbano far parte. Non possiamo ora tracciare la storia della formazione del
Canone in dettaglio. Daremo solo qualche cenno. Parliamo dell'Antico
Testamento. Quello era la Bibbia di Gesù e degli Apostoli. Si era formato in un
periodo assai lungo, a partire dai primi libri attribuiti a Mosè, vissuto nel
XIII secolo a.C., il quale a sua volta si era servito di tradizioni orali
ancora più antiche. Al tempo di Gesù e degli Apostoli, la "Scrittura"
era suddivisa in tre parti: la Legge
(il Pentateuco, ossia i Libri di Mosè), i Profeti
(comprendenti anche alcuni libri che noi consideriamo storici: Giosuè, Giudici,
Samuele, Re), e gli Scritti (Salmi,
Giobbe, Proverbi, Rut, Cantico dei Cantici, Ester, Daniele, ecc.). Quello che è
sorprendente, per quanto ne sappiamo, è che in Israele non c'era un'autorità
che dicesse, o garantisse, che quei libri, e solo quelli, erano Parola di Dio. Ma tutti lo sapevano!
C'erano delle caratteristiche interne ai libri che li distinguevano dagli
altri. Potremmo dire oggi, come credenti, che la sola autorità fu quella dello
Spirito Santo. Ad un certo punto in Israele non si scrisse più e ci fu una
grande crisi. I libri si erano chiusi da sé! Vorrei illustrare questo concetto,
questo avvenimento eccezionale, con le parole dell’ebreo Giuseppe Flavio, un
personaggio insospettabile, vissuto nel 1° secolo d.C.: "I nostri libri -
almeno quelli accreditati con certezza
- sono solo ventidue, e
contengono i resoconti di ogni periodo. Di questi, cinque sono i libri di
Mosè... Dalla morte di Mosè fino ad Artaserse, che successe a Serse come re di
Persia, i profeti successivi a Mosè scrissero la storia degli eventi dei loro
tempi in tredici libri. Gli altri quattro libri contengono canti a Dio e
precetti per la condotta della vita umana. Da Artaserse ai nostri tempi (I sec d.C.) è stata scritta la storia completa ma non è
stata giudicata degna di credito pari a quella dei primi libri, perché è venuta
meno l'esatta successione dei profeti. (...) Delle Scritture, nessuno si è mai
permesso di aggiungere o togliere o alterare una sola sillaba; ed è istintivo
per ogni ebreo, fin da quando nasce, considerarle come i decreti di Dio,
conformandosi ad essi..." ("Contro Apione” l..37-42). Quanto
al Nuovo Testamento, ecco come si è formato. Paolo scriveva una lettera, per
esempio ad Efeso o a Colosse, e non aveva soldi per farne delle copie. Allora
diceva: "La lettera che mando a voi, fatela passare anche a Laodicea, e la
lettera che mando a Laodicea, fatela passare anche da voi". Così ognuno
che riceveva una lettera se ne faceva una copia, della sua e delle altre. E nel
giro di pochi anni, le 13 o l4 lettere che ha scritto l'Apostolo Paolo erano
presenti in tutte le chiese. A un certo momento si sentì il bisogno di avere i
racconti di ciò che Gesù aveva fatto. Finché gli Apostoli erano vivi questo
bisogno non c'era, perché gli Apostoli passavano nelle singole chiese e
raccontavano i racconti della vita di Gesù. Prima di morire però gli Apostoli
dettarono o raccolsero quello che avevano detto, in modo che rimanesse per le
future generazioni. Così sono nati i Vangeli, che non sono dei veri racconti
della vita di Gesù come li scriveremmo noi oggi, ma sono un insieme di scritti
come parlavano allora gli Apostoli: mettevano insieme tutte le parabole, oppure
tutti i miracoli di Gesù. Poi, alla fine del secolo, l'unico discepolo che era
rimasto vivo e che si chiamava Giovanni, sentì il bisogno di raccogliere tutto
e di completarlo. Il primo in realtà che raccolse il Nuovo Testamento fu
Giovanni, perché Giovanni completò i
tre Vangeli scrivendone un quarto. Egli ci dice per esempio che il ministero di
Gesù durò per tre anni (ricorda infatti tre distinte feste di Pasqua nelle
quali Gesù si era recato a Gerusalemme). Poi Giovanni raccolse anche tutte le
lettere che circolavano, e scrisse le ultime. E poi scrisse l'ultimo libro, che
è l'Apocalisse. Ci si può chiedere: “Quale autorità raccolse definitivamente il
Nuovo Testamento?” Nessuna, di nuovo nessuna! Non è vero che fu il Concilio di
Nicea, no! Furono le singole chiese a cominciare
a raccogliere tutti gli scritti, e alla fine del 2° secolo tutte le chiese
avevano tutto, salvo un paio di libri. Poi, alla fine del quarto secolo, le
chiese accettarono anche quelli, ed il Concilio di Cartagine (397) ordinò che
oltre alle Scritture Canoniche,
null’altro fosse letto come Sacra Scrittura. Da allora in poi ogni controversia
si calmò. E se ci rivolgiamo indietro a guardare il lungo processo per mezzo
del quale le Scritture furono scritte, disseminate, raccolte e finalmente
riconosciute come Parola di Dio, possiamo solamente essere riempiti di
meraviglia riconoscendo l'azione della Provvidenza divina: possiamo cioè
concludere che chi ha formato e raccolto questi libri è lo Spirito Santo. Le
Versioni della Bibbia (traduzioni)
L'Antico
Testamento fu scritto in ebraico, salvo pochissime parti in aramaico. Il Nuovo
Testamento fu scritto in greco. L'Antico Testamento in ebraico non veniva capito
più, intorno al terzo secolo a.C., dagli Ebrei diffusi nella diaspora, che non
parlavano più ebraico ma greco. E c'era anche gente attorno agli Ebrei che
voleva conoscere i libri ebraici e non poteva perché non sapeva leggere
l'ebraico. Allora il Faraone Tolomeo Filadelfo persuase alcuni saggi ebrei che
abitavano ad Alessandria d'Egitto a tradurre la Bibbia nella lingua universale
di allora, il greco. E non il greco dei dotti, ma il greco del popolo, la koinè. E così settanta sapienti si
misero a tradurre la Bibbia, e la Versione è nota oggi come la "Settanta" (Septuaginta). Questa Bibbia greca era di uso comune al tempo di
Gesù, e fu costantemente usata dagli Apostoli. Se ne fecero poi delle copie, e
delle copie di copie, e così nel corso dei secoli. I più antichi manoscritti a
noi noti sono i Grandi Codici
(Sinaitico, Alessandrino, Vaticano), che risalgono al quarto secolo dell'era
cristiana. Quanto ai manoscritti dell’Antico Testamento scritti in ebraico,
nessuno di essi può essere fatto risalire a prima del nono secolo dell'era cristiana.
(Nel 1947 furono però scoperti in una grotta presso il Mar Morto numerosi manoscritti
risalenti al 2° secolo a.C. Uno di essi contiene tutto il libro di Isaia).
Altre traduzioni furono fatte dall'ebraico in greco nei primi secoli dell'era
cristiana. E' celebre il lavoro di Origene di Alessandria, che in un libro
intitolato Hexapla mise a confronto
in colonne parallele il testo ebraico, la Settanta, altre tre versioni greche
più la propria. Quando il cristianesimo si fu diffuso in paesi in cui non si
parlava il greco, vennero fatte delle traduzioni in latino, siriaco ed
egiziano; analoghi sviluppi si ebbero per il Nuovo Testamento che, come abbiamo
detto prima, aveva il testo originale scritto in greco. Dopo
una precedente versione "antica
latina", di grande importanza è la versione conosciuta come Vulgata, adottata dalla Chiesa Cattolica
come versione ufficiale. Essa fu fatta da Girolamo, dal 383 al 387. Girolamo
era noto per la sua grande erudizione e per il suo pluriennale studio della
Bibbia. Egli si servì per l'Antico Testamento del testo ebraico, della Settanta
e della precedente versione latina. Per quasi mille anni la Vulgata latina fu
l'unica versione della Bibbia accessibile in tutti i paesi d'Europa. D'altra
parte il latino era la lingua usata nelle scuole. Soltanto dopo il XIII secolo
cominciarono a comparire, nei vari dialetti germanici, manoscritti contenenti
parti della Bibbia o talvolta tutta la Bibbia. Poco dopo l'invenzione della
stampa (1460 circa), l'attività dei traduttori ebbe un rapido sviluppo. Furono
stampate alcune edizioni in tedesco fino alla famosa Bibbia di Lutero, del
1522. In
effetti i riformatori portarono anche i cattolici ad occuparsi più a fondo
della Bibbia. Tuttavia le disposizioni di Paolo IV e di Pio V (1559, 1564)
frenarono alquanto l'attività di traduzione in campo cattolico. Le disposizioni
papali furono emesse nel timore che i pensieri dei riformatori si facessero
strada tra i cattolici. Così la lettura della Bibbia nella lingua parlata fu
vincolata ad un permesso particolare da parte del vescovo. In definitiva, a
parte alcune versioni che ebbero diffusione assai limitata, in campo cattolico
bisogna arrivare fino al 1770 per avere una traduzione italiana valida, quella
di Antonio Martini, arcivescovo di Torino, che è arrivata praticamente fino ai
nostri giorni. Questa traduzione era stata compiuta però partendo dalla
Vulgata. Nel 1607 venne invece pubblicata in italiano la più importante
versione protestante, quella di Giovanni Diodati, un dotto cultore di lingue
antiche e professore di ebraico a Ginevra. L'Antico Testamento fu tradotto dal
Diodati partendo dai manoscritti ebraici. Nel
nostro secolo le traduzioni, effettuate dalla Vulgata latina o dalle lingue
originali, sono state moltissime. In campo protestante ricordiamo la traduzione
del Luzzi (Riveduta) e ultimamente la Nuova Diodati e la Nuova Riveduta. In
campo cattolico quella di Ricciotti (dalla Vulgata), quella di Garofalo (dai
testi originali), la Nardoni, la Galbiati, fino alla edizione della CEI
(Conferenza Episcopale Italiana), del 1971 (dai testi originali). Notevole
è stato l'effetto del Concilio Vaticano II sulle traduzioni della Bibbia in
italiano. Leggiamo dal testo della relazione del Concilio: "E' necessario che i fedeli
abbiano largo accesso alla Sacra Scrittura (...). Poiché la Parola di Dio deve
essere a disposizione di tutti in ogni tempo, la Chiesa cura (...) che si
facciano traduzioni appropriate e corrette nelle varie lingue, a preferenza dai
testi originali dei Sacri Libri. Se queste (...) saranno fatte in collaborazione
con i "fratelli separati", potranno essere usate da tutti i
cristiani". In
questa ottica ricordiamo la Bibbia Concordata, versione dai testi originali del
1968, opera fatta in collaborazione fra le varie confessioni cristiane
(cattolici, valdesi, ortodossi, metodisti, battisti, ecc.); e la Traduzione
Interconfessionale in Lingua Corrente (TILC), coeditori Elle Di Ci per i cattolici
e Alleanza Biblica Universale per i protestanti (l976, 1985). La principale
caratteristica della TILC, oltre la "interconfessionalità", è la
traduzione in linguaggio parlato, in modo che risulti chiara nella forma pur
lasciando inalterato il messaggio, in vista del lettore medio, di solito
abbastanza digiuno di formazione storica, letteraria e teologica. Per
quanto concerne la diffusione e l'accessibilità della Bibbia oggi, voglio riferire
una mia personale esperienza. Sono in possesso di molte edizioni e versioni
della Bibbia che spesso consulto per studio e confronto. Alcune di queste
edizioni sono state difficili da reperire. Invece la Bibbia della CEI, quella
oggi adottata ufficialmente dalla Chiesa Cattolica, l'ho acquistata qualche
anno fa in un supermercato. Questo episodio, che immancabilmente mi torna in
mente tutte le volte che la prendo in mano, per me costituisce un evento
emblematico particolarmente significativo. Le
scoperte archeologiche nelle terre della Bibbia La
Bibbia è stata scritta da orientali, in lingue del mondo antico, e descrive eventi
accaduti nell'antico Oriente. Occorrerebbe perciò avere qualche conoscenza
della cultura e delle religioni degli antichi popoli orientali per comprendere
meglio i Sacri Testi. Questo ci è possibile grazie all'apporto delle scoperte
archeologiche fatte nelle terre bibliche a partire dal secolo scorso. Sarebbe
di grande interesse poter descrivere con qualche dettaglio le scoperte
effettuate in Egitto, in Mesopotamia, in Palestina, in Anatolia, e parlare
della decifrazione delle "scritture scomparse", che ha avuto una
parte determinante per la comprensione dei reperti archeologici. Già, le
scritture antiche scomparse... Per i
Cristiani la Bibbia è la Scrittura per antonomasia, la Scrittura con la S maiuscola. E' riportato nella Bibbia
che Dio comandò a Mosè: "Scrivi!", e Mosè scrisse. Qualcuno aveva
messo in dubbio che Mosè potesse scrivere, perché dicevano (ma questo, quasi
due secoli fa), che a quell’epoca la scrittura non si conosceva. Poi si è
scoperto che la scrittura esisteva fin dal 3000 a.C. Esisteva sì, ma nessuno la
sapeva più leggere, la scrittura di quegli antichi popoli (intendo parlare
degli Egizi e dei popoli mesopotamici). E’ noto che scrivevano rispettivamente
in caratteri geroglifici gli uni e in caratteri cuneiformi gli altri. Prima
delle scoperte archeologiche si conosceva assai poco degli Egizi e quasi niente
dei popoli mesopotamici, di cui la Bibbia aveva parlato. Oggi conosciamo
moltissime cose, perché sono stati letti i loro scritti. Quella gente scriveva
dappertutto, e oggi noi possiamo leggere i loro testi. Così, tramite
l'Archeologia, è stato possibile scrivere
la Storia dal terzo al primo millennio a.C. Ma perché insisto a parlarvi di
Archeologia riguardo alla Bibbia? Devo dire che sono circa 50 anni che mi
occupo di archeologia classica, fin da quando frequentavo il liceo. Cominciai
ad appassionarmi alla cultura e all'arte greca, e da studente, visitai i Templi
di Paestum, e ne feci una relazione. Mi piaceva moltissimo collocare la cultura
greca nel suo ambiente mediterraneo: quindi mi lessi più volte l'Odissea cercando
di localizzare i luoghi delle peregrinazioni di Ulisse. Negli anni successivi,
appena mi fu possibile, visitai tutte le località archeologiche italiane, non
solo quelle greche, ma anche quelle etrusche e romane. E a un certo punto
l'interesse si spostò verso le connessioni che si potevano avere tra l'Archeologia
e ciò che era stato raccontato nella Bibbia. Da allora mi si aprì un campo di
ricerche vastissimo, di immenso interesse. Per farla breve, ho potuto visitare
tutti i principali musei archeologici (Roma, Parigi, Londra, Berlino, Il Cairo,
Gerusalemme, Istanbul, Ankara, Baghdad), studiandone attentamente le raccolte;
ho visitato più volte l'Egitto, la Terra d'Israele, la Grecia, la Turchia,
andando alla ricerca di testimonianze di cose scritte nell’Antico e nel Nuovo
Testamento. Sono riuscito a raccogliere innumerevoli notizie e a sperimentare
di persona la possibilità di fare controlli. Da tutto questo che cosa emerge?
Qualcuno potrebbe forse pensare che io cerchi di dimostrare che la Bibbia è
vera alla luce dell’Archeologia. Questa sarebbe una sciocchezza. Non è
l'Archeologia che deve dimostrare che la Bibbia è vera. Non è questo il compito
di chi si occupa di Archeologia riguardo alla Bibbia, ma piuttosto quello di
gettare luce sull'ambiente in cui le storie bibliche si svolsero, portando a
constatare che esse sono "narrazioni attendibili”. Queste riserve valgono
essenzialmente per i periodi anteriori al 1° millennio a.C. Però, per periodi
più tardi, alcune scoperte archeologiche trovano riscontro indubbio e diretto
in passi dell'Antico Testamento e ne possono rafforzare la testimonianza,
aggiungendosi ad essa. E' affascinante per esempio poter seguire l'evolversi ed
il soccombere dei regni d'Israele e di Giuda sotto i colpi degli Assiri e dei
Babilonesi. Per quanto concerne gli Assiri, Erodoto, definito il padre della Storia, scrisse che di loro
ne avrebbe parlato in un altro libro, che però non ci è pervenuto. Quindi
l'unico documento antico che ci parlava in dettaglio degli Assiri, fino alla
metà del secolo scorso, era la Bibbia. Poi arrivarono le scoperte archeologiche.
Osservando i bassorilievi e leggendo le scritte cuneiformi emerse dalle sabbie,
si presentarono così agli studiosi dei personaggi, Tiglath-Pileser, Salmanassar,
Sargon, Sennacherib, di cui prima solo la Bibbia aveva parlato. L'impatto tra i
conoscitori della Bibbia fu enorme. Ma anche nell'ambiente scientifico questi
fatti continuano a destare scalpore. Nel Museo di Torino sono custoditi alcuni
bellissimi bassorilievi assiri, tra i primi portati in Europa. Essi provengono
dal palazzo di Sargon II a Khorsabad. Ecco la nota della Direzione del Museo,
preparata in occasione di una mostra dei suddetti bassorilievi: "Poco dopo
il 1840 la scoperta del grandioso complesso palaziale di Sargon II con gli
splendidi rilievi rivelò al mondo l'Assiria, conosciuta sino ad allora soltanto
dai vaghi accenni biblici". Dichiarazione indubbiamente tipica. Ne potrei
riferire altre analoghe riguardanti le scoperte di Ninive, Babilonia, i palazzi
ittiti, gli scavi di Ur, ecc. Attualità
del racconto biblico La
Bibbia non è un racconto unico con un gruppo di personaggi principali che
agiscono seguendo una trama lineare. E' una raccolta di parecchie decine di
libri diversi, ognuno con il suo tema ed il suo stile letterario. Il periodo in
cui vissero le persone di cui la Bibbia riferisce il nome e le imprese era
diverso dal nostro; gli usi e la cultura che costituiscono lo sfondo degli
avvenimenti potrebbero sembrare totalmente estranei all'esperienza dei lettori
moderni. In effetti il mondo della Bibbia era una società pre-tecnologica: i viaggi erano lenti e il lavoro faticoso;
l’ambiente era agricolo-pastorale. Le immagini che gli scrittori biblici usano
per rappresentare l'azione di Dio e i problemi scottanti della vita e della
morte provengono direttamente dai campi di grano e dai campi di battaglia del
Medio Oriente di molti secoli fa. Così alcuni sono portati a ritenere che la
Bibbia sia solo il racconto di un tempo passato, interessante, ma senza alcun
riferimento alla vita di oggigiorno. Ma non è così: le persone di cui la Bibbia
riferisce il nome e le imprese non sono in effetti molto diverse dalle persone
del nostro tempo, e di qualsiasi altro tempo. Ne voglio dare un esempio.
Parlerò brevemente di un fatto della vita del famoso re Davide (1000 a.C.),
quando, all’apice della sua potenza, si comportò come uno dei tanti despoti
orientali suoi contemporanei, e non pose alcun freno alla sua lussuria.
L'episodio, arcinoto, è quello di Davide e Betsabea, o Bath-seba. Era costei la
moglie di un valoroso ufficiale di Davide. Il re se ne invaghì e se la prese
per sé, mentre il marito era in guerra. Rimasta incinta la donna, per evitare
uno scandalo, Davide diede ordine che l'ufficiale venisse messo in un punto
molto esposto agli attacchi del nemico. I1 piano perverso si compie a puntino e
l’ufficiale rimane ucciso. Ora Davide può avere quella donna tutta per sé. A
suo tempo nasce il bambino, senza che nessuno trovi nulla da ridire. Tutto
sembra accomodato, ma così non è. Il testo sacro dice lapidariamente che
"il Signore non approvò quel che Davide aveva fatto". Dio aveva
lasciato Davide libero di agire, aveva osservato e disapprovato; ed ora gli
manda il conto da pagare. Il messaggero del Signore è in questo caso un
profeta, il profeta Nathan. Egli deve rivelare al re infedele il giudizio incombente
di Dio, e lo affronta raccontando una storia. Apparentemente sembra che egli
stia parlando di un altro; è la storia di un uomo ricchissimo, a cui non manca
nulla, il quale ad un certo punto si impadronisce dell'unico agnello di un
poveretto. Davide si indigna nell'ascoltare le parole di Nathan ed esclama, su
tutte le furie: "Giuro, quant'è vero Iddio, che chi ha fatto questo merita
la morte!". Ed il profeta allora, di rimando a lui: "Tu sei quell'uomo!". Così
dunque parla la Bibbia, nel corso dei secoli ed anche oggi. Ci racconta la
storia di uomini vissuti millenni prima di noi, in condizioni tanto diverse;
eppure quelle storie parlano di noi ed a noi. Da ogni pagina della Bibbia ci
sentiamo arrivare addosso questa accusa: "Tu sei quell’uomo!”. Il
messaggio della Bibbia La
Bibbia dichiara che l'uomo è colpevole di fronte a Dio, e che pertanto dovrebbe
morire; ma la Bibbia subito aggiunge che Dio lo vuole salvare, gli vuol dare la
vita eterna. Alcuni definiscono
l'intera Bibbia come "la Storia della Salvezza". In effetti questo è
il messaggio della Bibbia, il migliore dei messaggi possibili. E d'altra parte
la parola Vangelo (o meglio Evangelo),
significa letteralmente (dal greco) Buon
Messaggio, Buona Novella. Giovanni,
a conclusione del suo Vangelo, dichiara: “Molti altri miracoli fece Gesù in
presenza dei suoi discepoli, che non sono stati scritti in questo libro. Ma
questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo (Cristo = Messia in ebraico, ossia l’Unto del Signore che era stato promesso
dai profeti dell'Antico Testamento)...sono stati scritti perché crediate
che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel
suo nome". Vorrei
concludere leggendo un passo da una lettera dell'Apostolo Paolo (San Paolo) al
suo giovane discepolo Timoteo: "Fin dall'infanzia tu conosci le
Sacre Scritture: queste possono istruirti per la salvezza, che si ottiene per
mezzo della fede in Cristo Gesù. Tutta la Scrittura infatti è ispirata da Dio e
utile per insegnare, convincere, correggere e formare alla giustizia, perché
l'uomo di Dio sia completo e ben preparato per ogni opera buona". Qual è
dunque il compito di queste Sacre Scritture ?
"Le quali possono istruirti...",
dice Paolo. Non dice istruiscono, ma possono istruire, perché se tu leggi le
Scritture con la volontà di istruirti, chiedendo l'aiuto del Signore ed avendo
un sano spirito, quelle ti istruiscono; ma se tu leggi le Scritture soltanto
per toglierti una curiosità culturale, non
ti istruiscono. Possono istruirti, ma per che cosa? "Per la salvezza che si ottiene per mezzo della fede in Cristo Gesù". Attenzione:
le Scritture che possono istruire per la salvezza, non erano, secondo Paolo,
quelle del Nuovo Testamento, che parlano direttamente di Gesù, perché quelle
Scritture non c'erano ancora nel momento in cui Paolo scriveva; sono le Scritture
che noi chiamiamo Antico Testamento. Secondo questa lettera, Paolo dice chiaramente
che lo scopo dell'Antico Testamento, la prima parte della Bibbia, era di istruire
per la salvezza, che si può ottenere per la fede in Cristo Gesù. E questo non
lo dice solo Paolo, l'aveva già detto Gesù stesso. Secondo il racconto
dell'evangelista Luca, Gesù dopo la risurrezione si imbatté in due discepoli
sulla via di Emmaus, i quali, addolorati e turbati per i fatti della
crocifissione, lì per lì non lo avevano riconosciuto. Ed allora Gesù, con
pazienza, cominciando da Mosè e da tutti i profeti, spiegò loro in tutte le
Scritture ciò che si riferiva a Lui. E che
cosa dovremmo dire noi, che possediamo oggi anche il Nuovo Testamento? C'è uno
scopo unitario in tutta la Bibbia, ed è la presentazione di Gesù Cristo. Leggo
ancora due passi dal Vangelo di Giovanni: - Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo
unico Figlio, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna. - Disse Gesù di se stesso: Io sono la risurrezione e la vita. Chi crede in me, anche se muore,
vivrà; anzi chi vive e crede in me non morirà mai. Ora
che abbiamo aperto questo piccolo spiraglio, questa finestrella, per indicare
ciò che può significare la Bibbia, vi invitiamo a visitarne la mostra, spinti
non soltanto da un interesse culturale; ed a procurarvi una copia Bibbia, se
già non ce l'avete ( non è difficile; come vi ho detto prima, io ne ho trovata
una al supermercato); e naturalmente a leggerla, a scrutarla, ad investigarla.
Sono convinto che ne vale la pena.
Davide Valente |